Podere La Madia …il BIO nel Val D’Arno

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Nel Val D’Arno, vini bio ma anche olio e fagioli zolfini, l’impegno della Famiglia Crocchini per la produzione di un prodotto naturale e di qualità. Saranno presenti al Caruso Wine Food & Summer Festival del 10 e 11 giugno a Villa Caruso di Bellosguardo a Lastra a Signa

La storia aziendale del Podere La Madia
L’Azienda Agricola Podere La Madia è una piccola azienda a gestione e conduzione strettamente familiare collocata sulla strada Setteponti Ponente, alle pendici del Pratomagno. Con circa 9 ettari di terreni, di cui 6 ad oliveta e 3 a vigneto,situati nei Comuni di Loro Ciuffenna e Terranuova Bracciolini, produciamo olio extravergine di oliva, vino e legumi tipici del nostro territorio.
La responsabile, titolare e conduttrice, dell’azienda è Lucia con la quale collaborano il marito Carlo e il figlio Giacomo.
Il tutto ha inizio nel 1996 con l’acquisto del primo terreno dotato di circa 150 alberi di olivo. Successivamente abbiamo deciso di ampliare l’azienda acquisendo altri terreni, sempre impiantati ad oliveta e successivamente anche dei vigneti.
Fino dall’inizio la conduzione della azienda è sempre stata attenta a rispettare criteri di concimazione e trattamenti rispondenti ai dettami del biologico, quindi non abbiamo mai fatto uso di concimazioni chimiche o trattamenti chimici per la difesa degli olivi dai “parassiti”.

La svolta
Ma Giacomo, il figlio, è cresciuto, è diventato sommelier, ha creato la sua famiglia, è diventato padre di Mario e di Luigi e porta con se una serie di valori e concetti che, inizialmente, sono sembrati stravolgere il tutto ma che invece sono stati profondamente compresi in famiglia e ben accettati, condivisi e sostenuti.

Giacomo Crocchini-Podere La Madia

Giacomo Crocchini-Podere La Madia

Il primo concetto che Giacomo afferma è che noi siamo proprietari di niente in quanto gli olivi e le piante che abbiamo sui nostri terreni sono stati in buona parte impiantati molti anni prima di noi, alcuni addirittura nel 1800 e gli stessi saranno presenti per molti anni dopo di noi, quindi noi possiamo solo essere dei buoni custodi di un patrimonio naturale che consegneremo ad altri dopo di noi. Solo la natura è l’unica proprietaria di se stessa, prima di noi, con noi e dopo di noi. Noi sulla natura e sulle sue forze non abbiamo alcun potere ma abbiamo dei doveri. Noi dobbiamo essere rispettosi delle nostre piante, dobbiamo tenerle in equilibrio in un contesto che vede coinvolte creature animali, vegetali, aria, pioggia e sole. Le nostre piante hanno il diritto di vivere in simbiosi tra di loro e di essere inserite in un contesto il più naturale possibile e noi non dobbiamo in alcun modo avvelenare il loro mondo, il loro habitat.

Il secondo concetto di Giacomo è la scelta, molto consapevole, di vivere Vegan. Scelta forte, che inizialmente ha richiesto delle riflessioni importanti ma che poi tutta la famiglia ha pienamente condiviso. 

Ma scegliere di vivere Vegan comporta una revisione totale dei propri comportamenti e della propria attività, non si tratta solo di una scelta alimentare, anzi la scelta alimentare forse è solo la parte più evidente e visibile ma quello che è cambiato in tutti noi è il rapporto con la natura che ci circonda. Ripeto che fino dall’inizio della nostra attività abbiamo fatto molta attenzione ai criteri della agricoltura a conduzione biologica ma poi, con la scelta Vegan, abbiamo compreso che per noi il biologico non era più sufficiente, dovevamo andare oltre, dovevamo rivedere molte cose pur se rispettose del metodo biologico. Se rispettiamo gli animali, se non gli vogliamo sfruttati, riempiti di farmaci per favorirne la crescita forzata, macellati e/o uccisi in caso di malattie, potevamo accettare di utilizzare concimi organici a base di stallatico ove in qualche caso erano presenti “ farine di carcasse animali” ? Non ne abbiamo mai fatto uso ma purtroppo esistono in commercio questi prodotti, anche dotati di certificazioni biologiche. Su molti concimi organici non è facile avere la certezza dell’esatto contenuto. Ma se non vogliamo lo sfruttamento forzato degli animali è poi giusto utilizzarne lo stallatico, prodotto da allevamenti intensivi e forzati, come concime per le piante? Esistono concimi in commercio ricavati da scarti di lavorazione di cuoio e pellami animali, vengono utilizzati in quanto molto ricchi di azoto e altri residui della conciatura, è giusto farne uso?

Abbiamo preso le nostre decisioni e abbiamo deciso di incrementare il metodo di concimazione basato sul sovescio di leguminose, crucifere e altri vegetali allo scopo seminati a turnazione nei nostri terreni. Abbiamo ritenuto che la nostra azienda doveva creare un proprio equilibrio armonico e autonomo senza apportare concimazioni basate su componenti che le erano estranei. Come un bosco si autoalimenta e autofertilizza in piena autonomia senza apporto di elementi estranei vogliamo che lo stesso avvenga all’interno della nostra azienda dove deve essere la forza della natura a prevalere.

Tutti gli anni, in zone diverse della azienda a seconda della necessità, si procede alla semina di favino, lupino, erba medica, trifoglio, ecc. oltre a triturare e restituire al suolo tutte le ramaglie delle potature sia delle viti che degli olivi. Con questo metodo il suolo si arricchisce di humus, torna ad essere vivo, si riempie di forme di vita e le piante utilizzano le proprie radici per estrarre le sostanze nutritive di cui abbisognano per la loro crescita.

Le coccinelle

Nei nostri vigneti, nelle olivete e nell’orto abbiamo una presenza importante di coccinelle a dimostrazione dell’equilibrio ambientale che si è ricreato e sviluppato con la nostra gestione agricola. La coccinella è quindi diventato il nostro animale portafortuna che abbiamo riprodotto anche sulle etichette dei nostri prodotti.

Ovviamente la nostra scelta presenta anche degli aspetti impegnativi da non sottovalutare in quanto, abbandonando i prodotti che l’industria della fertilizzazione e della chimica propone agli agricoltori, occorre tornare molto indietro nel tempo e riscoprire metodi di conduzione che si sono quasi estinti, solo qualche raro e anziano agricoltore, se dovutamente stimolato, riesce a ricordare pratiche agronomiche utilizzate prima del secondo conflitto mondiale. Questo evento bellico è infatti il punto di rottura tra la vecchia agricoltura veramente naturale e l’avvento della industria chimica nel mondo agricolo con soluzioni pronte all’uso che sembravano rendere facile la vita dell’agricoltore.

Vigneto
Con le nostre scelte di conduzione aziendale, nei vigneti, disposti su terrazzamenti, la quantità di lavoro è notevolmente aumentata, non si tratta di nulla di sconvolgente ma dobbiamo sempre essere presenti e seguire la crescita dei vigneti con cura settimanale, con lavorazione manuale sul filare per eliminare le erbe, defogliare tutte le volte ( più volte, progressivamente ) che serve al fine di garantire la massima circolazione di aria all’interno ed evitare la formazione di muffe e il conseguente impiego di trattamenti antimuffa, orientare lo sviluppo dei tralci al fine di aumentare la parete fogliare e garantire la massima capacità di assorbire le radiazioni solari in grado di garantire lo sviluppo di zuccheri negli acini dei grappoli.

Grazie alla qualità elevata dell’uva che perviene in cantina possiamo ridurre a livelli assolutamente irrisori la quantità di solfiti aggiunti. La presenza dei solfiti all’interno del nostro vino è a livelli minimi rispetto ai valori consentiti per legge per i vini normali e molto inferiore anche a quanto previsto per vini biologici.

Il nostro vino lo si produce nel vigneto, in cantina si attuano solo le procedure atte a garantire il suo affinamento e niente altro. Non effettuiamo nessuna chiarifica con sostanze di origine animale, per noi la chiarifica del vino è un processo naturale che si ottiene solo con il tempo, con sedimentazione naturale aiutata con l’azione del freddo invernale e eliminata con successivi travasi.

Vigneto Podere La Madia

Vigneto Podere La Madia

I nostri Vini
I vigneti, all’origine della nostra attività di vignaioli, sono posizionati su terrazzamenti, alcuni in promiscuità con piante di olivo ed altri in contiguità ad una altitudine variabile da 300 a 450 m/slm con varie esposizioni ma prevalentemente orientati a ovest. In origine tali vigneti sono stati impiantati nel 1978 e successivamente da noi acquistati  in stato di totale abbandono. Sono stati oggetto di reimpianto con cloni di Sangiovese e di Malvasia Bianca Lunga ma coesistono ancora vecchie piante di Sangiovese, Colorino e Canaiolo.

Il vigneto Farneto, di recente realizzazione in sostituzione della vecchia vigna esistente, è diviso in due parti, una terrazzata orientata a est con impiantato Pinot Nero e una pianeggiante orientata a sud con Sangiovese.

La vigna Colombaia è una vecchia vigna impiantata nel 1967 ed è stata oggetto di un recupero incredibile per salvare le vecchie viti di cui una parte sono a piede franco. L’operazione è riuscita ed il vigneto è tornato a nuova vita, le vecchie viti sono tornate a produrre un uva di altissima qualità con la quale stiamo vinificando un vino di grande struttura che necessiterà di tempo prima di poter essere commercializzato. Originato da una serie di vecchi vitigni di cui rimane molto difficile l’identificazione, alcuni probabilmente oramai scomparsi e senza che vi sia alcuna documentazione relativa all’epoca dell’impianto. Stiamo comunque cercando di procedere nell’identificazione di quanto presente nel vigneto e non appena avremo dati certi renderemo visibili queste informazioni in contemporanea con l’uscita del vino prodotto. Al momento è stato identificato il Pinot Nero (impiantato nel 1967!!!!!) che è oggetto di vinificazione separata.

Vigna Colombaia è esposta a sud-est su piccoli terrazzamenti.

Tutte le viti dei nostri vigneti sono tenute a spalliera e con metodo di potatura Guyot.

Non effettuiamo concimature nel vigneto ma procediamo con sfalcio continuo delle erbe spontanee e di quelle da noi seminate per realizzare sovescio unitamente alla trinciatura dei residui di potatura. 

Per nostra fortuna la posizione dei vigneti,ben esposti e con conformazione a terrazzamento sul fianco della montagna (siamo in zona montana) abbinati ad una precoce potatura verde ci consentono di trarre grande vantaggio dal vento sempre presente che asciuga la nostra uva ed evita la formazione di muffe create da ristagni di umidità dopo le piogge. Noi non trattiamo le nostre uve con prodotti anti muffa, non ne abbiamo necessità.

Iniziamo molto presto con la pratica della potatura verde allo scopo di creare le migliori condizioni per l’arieggiamento dei grappoli. Ripetiamo la potatura verde in più volte fino ad arrivare ad una completa sfogliatura e ai grappoli totalmente esposti per il mese di agosto. Con questo semplice ma impegnativo metodo riusciamo a contenere i trattamenti di rame e zolfo al minimo indispensabile migliorandone molto l’efficacia pur riducendo molto la quantità di prodotto impegnato.

La cura che dedichiamo ai nostri  vigneti, molto impegnativi per la loro conformazione a terrazzamenti, è tanta ma ne siamo ripagati da una produzione di uva meravigliosa e da un vino con dei profumi e sapori esclusivi.

Vino Bagnolo

Sangiovese Val d’Arno di Sopra D.O.C.

Vino rosso prodotto con le uve dei nostri vigneti, deve il nome alla località detta “ Ponte di Bagnolo”ove si trova il primo vigneto della nostra azienda, Sangiovese per il 98% e varietà autoctone del Valdarno per il rimanente 2% 

A partire dalla vendemmia 2014 viene imbottigliato come Sangiovese Val d’Arno di Sopra D.O.C.

La vendemmia, manuale, avviene solitamente nei primi 10 giorni di ottobre. L’uva raccolta viene delicatamente riposta in piccole cassette per il trasporto alla cantina ove viene diraspata e collocata in tini di acciaio per la fermentazione.

L’avvio della fermentazione avviene in maniera spontanea senza aggiunta di lieviti e si protrae per circa 15/20 giorni durante i quali si pratica il rimontaggio con frequenze e durata variabile in base al momento e alle necessità del mosto. A fermentazione ultimata viene trasferito in altri tini inox ove svolge la fermentazione malolattica e a primavera  viene posto in botti di rovere dove riposa per 12/14 mesi prima di essere imbottigliato.

La gradazione alcolica risulta essere variabile in base all’annata e al clima e varia da 12,5° a 13,5°.

Vino Merlino

Bianco di Toscana I.G.T.

Prodotto con uva Malvasia Bianca Lunga  e con una piccola parte di  vitigni a bacca bianca del territorio.

La vendemmia, manuale e con collocamento dell’uva in piccole cassette per il trasporto, avviene solitamente nelle prime ore del mattino nella ultima settimana di settembre. L’uva viene lasciata macerare a bassa temperatura, senza avvio di fermentazione, per circa 24 ore, successivamente viene spremuta e lasciata decantare naturalmente per gravità per altre 24 ore e poi il mosto pulito inizia la fermentazione che si protrae per circa 20 e più giorni. Si procede con vari travasi allo scopo di separare il vino dalle parti sedimentate. La fermentazione e la sua evoluzione avviene in botti di acacia per 12 mesi. Dopo alcuni passaggi in acciaio per la chiarifica viene imbottigliato.

Vigna Cafaggio
Bianco Toscano I.G.T.

Vino bianco prodotto con uva Malvasia Bianca Lunga e uve da vecchi vitigni a bacca bianca autoctoni del territorio.
Vendemmia nella terza decade di settembre.
Raccolta manuale delle uve da nostra Vigna Cafaggio, trasporto in cassette, breve macerazione con le bucce, spremitura, chiarifica  statica e poi avvio spontaneo della fermentazione sia in tini inox che in botti di acacia ove permane per 6 mesi. Si imbottiglia ad agosto dell’anno successivo alla vendemmia.

Olio Extravergine di Oliva del Podere La Madia

Viene prodotto esclusivamente dalle olive raccolte manualmente dalle piante della nostra azienda situata in zona montana alle pendici del Pratomagno, nel Comune di Loro Ciuffenna. Le nostre olivete, di oltre 2.000 piante distribuite su oltre 6 ettari di terreno a conformazione terrazzata, in ottima posizione con esposizione a sud, sud-ovest, sono composte per oltre il 50% da cultivar Moraiolo, per un 35% da cultivar Frantoio e per il rimanente da cultivar Leccino ed altre cultivar autoctone del Valdarno Superiore.

I terrazzamenti con muri a secco o con scarpate inerbite sono il frutto di un duro lavoro che l’uomo ha prodotto nei secoli passati per rendere coltivabile un territorio irto sulle pendici della montagna. Il suolo è prevalentemente sassoso con forte presenza di arenaria. Da questo si comprende la concentrazione elevata della cultivar Moraiolo in quanto pianta molto rustica, più resistente al freddo rispetto alla cultivar Frantoio e capace per sua natura di inoltrarsi in profondità con le proprie radici in ogni minima fessura nella roccia alla ricerca della più piccola quantità di acqua utile per la sopravvivenza estiva.

Questa conformazione dei terreni consente alle nostre piante di vivere senza alcun ristagno di acqua dannoso per le radici e per la salute delle stesse e di trarre nutrimento dalle pacciamature superficiali ottenute con semine di sovescio e con trinciatura dei residui delle potature e da quel poco di umidità che riescono a reperire dalle loro radici penetrate nella roccia.

Le nostre olivete, causa la altitudine di circa 400 m/slm e la collocazione geografica, ogni anno registrano nevicate più o meno intense ma comunque in grado di operare una pulizia generale delle piante da eventuali parassiti sopravvissuti ai normali freddi invernali e consentendoci di non effettuare trattamenti chimici per il controllo degli stessi. Ogni tanto madre natura esagera con il freddo ed allora alcune piante non sopravvivono come lo è stato anche per l’anno 2010 dove la nevicata del 17 dicembre con i suoi 40 cm di neve e con la temperatura a meno 10° per alcuni giorni hanno causato danni di una certa entità, ma la natura è questa e dobbiamo accettarla così.

La raccolta delle olive inizia nel mese di ottobre e si protrae anche in novembre. 

La molitura avviene giornalmente, entro poche ore dalla raccolta. Per la molitura ci rivolgiamo a frantoi certificati per produzione Biologica, dotati di apparecchiature moderne a ciclo continuo e in grado di garantirci una filiera produttiva di assoluta igiene e con la certezza di estrazione a freddo dell’olio, le temperature di estrazione del nostro olio non superano mai i 24°.

Subito dopo la molitura il nostro olio viene sottoposto ad una leggerissima filtrazione per gravità, con filtro vegetale, a cotone, al fine di togliere subito le piccole impurità vegetali ed altri piccoli residui della molitura. Successivamente e senza contatto con aria viene collocato in tini inox per lo stoccaggio in attesa di essere confezionato.

Il prodotto finale si presenta verde brillante con finissimi profumi fruttati intensi e complessi. Al sapore percepiamo un fresco e piacevolissimo insieme di erbe di campo, cardo selvatico e carciofo con un rapporto molto equilibrato tra il dolce, il piccante e l’amaro. Si percepisce un prodotto completo, armonico ed elegante che riassume in se tutti i profumi ed i sapori delle nostre terre. L’acidità misurata alla spremitura è sempre inferiore a 0,2%.
Il nostro olio è disponibile in bottiglie, di vetro scuro, nei formati da 500 ml, 750 ml.
 Le confezioni sono da 12 bottiglie per ogni formato.
Sono inoltre disponibili lattine in metallo nei formati da 3 e da 5 litri.
A garanzia del prodotto, il nostro olio viene confezionato solo al momento della vendita, fino a quel momento rimane al buio e al fresco all’interno degli appositi tini inox da stoccaggio in modo da garantire un prodotto sempre fresco come appena estratto dalle nostre olive.

L’oliveta

Con oltre 2.000 piante di olivo in produzione, di cui un 50% di cultivar Moraiolo, un 38% di cultivar Frantoio, un 5% di cultivar Leccino e per il rimanente composto da vecchie cultivar autoctone del Valdarno Superiore, tutte disposte su terrazzamenti a quote da 300 a 450 m/slm ove l’impiego di mezzi meccanici risulta difficile, il carico di lavoro richiesto è notevole.

Nel periodo da febbraio a maggio si procede alla potatura e alla trinciatura delle ramaglie prodotte, nei mesi da maggio a luglio si sfalcia l’erba dalle scarpate e da sotto le piante. Un secondo passaggio per sfalcio dell’erba si svolge nel mese di ottobre al fine di ripulire il terreno e rendere più agevole la successiva raccolta delle olive che avviene nei mesi di ottobre e novembre in maniera manuale.

Le olive raccolte vengono poste in piccole cassette per il trasporto e sottoposte a molitura ed estrazione a freddo dell’olio ogni giorno,entro poche ore dalla raccolta, al fine di evitare l’avvio di processi fermentativi successivi al distacco delle drupe dalle piante. Con la molitura di drupe integre, appena raccolte si ottiene un prodotto di eccellente livello qualitativo ricco di profumi ed aromi e con una acidità molto bassa, solitamente inferiore allo 0,2%.

I fagioli zolfini

Prodotto tipico della nostra zona richiede delle attenzioni particolari, da noi ma soprattutto da Madre Natura a cui viene affidato al momento della semina. Necessita di un terreno fine, non argilloso, nel quale viene seminato nel 100° giorno dell’anno. Da quel momento il nostro contributo è nullo, solo la natura, con il suo clima decide della sua sorte e della sua crescita. Pianta debole, esile, incontra molte difficoltà per la sua nascita e se piove nel periodo successivo alla semina il terreno si indurisce e lui non ha la forza per nascere. Occorre che il clima sia clemente e che la pioggia arrivi solo dopo che lo stesso è nato, solo così si perviene al raccolto, diversamente con il clima avverso si ha la perdita del seme deposto nel terreno. Se la nascita avviene regolarmente il nostro lavoro consiste nel contenere manualmente la crescita delle altre erbe almeno fino a quando le nostre esili piantine non siano cresciute a sufficienza. Ad agosto raccogliamo i fagioli direttamente dalle piante lasciando le stesse nel terreno ove avranno svolto anche il loro ruolo di apportare azoto e lavorato lo strato interrato grazie alle loro piccole radici. Noi non apportiamo nessuna concimazione al terreno ne prima della semina e neanche dopo la nascita e crescita delle piantine del fagiolo zolfino.

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