I Pinot Neri di Romanelli raccontati da Barbara Bonaccini

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Le delizie di Leonardo – Degustazione guidata dei  Pinot Neri toscani, del 16 maggio 2019 a Villa Olmi.
Ho sempre pensato che ci vuole una bella dose di coraggio a produrre Pinot nero in Toscana, non solo e non tanto perché già il Sangiovese ci regala vini di ottima qualità, ma soprattutto perché questo vitigno è alquanto ritroso e difficile da lavorare, in particolare fuori dalla Borgogna sua terra di elezione. Certo è che il suo arrivo ha contribuito a far scoprire una certa vocazione vinicola anche a zone più fresche e montane della Toscana dove, fino ad una ventina d’anni fa non si sarebbe pensato di poter fare vino di qualità. Sarà per questo che la degustazione di Leonardo Romanelli,  è stata seguita con curiosità e interesse da parte di molti. Per i pochi che se la sono persa…eccone il racconto.

Felsina, Nero di Nubi 2013
Da una vigna di neppure un ettaro, nascosta nelle zone più fresche della tenuta, proviene il Pinot nero usato per il Nero di Nubi, un vino che ha bisogno di tempo per esprimersi al meglio e che infatti viene presentato in commercio normalmente dopo 5/6 anni dalla vendemmia. Breve se si vuole la sosta in legno (12-14 mesi in barrique) poi un lunghissimo riposo in bottiglia prima di svelarsi al grande pubblico. Veste rubino trasparente impalpabile, un corredo aromatico di frutti rossi, ciliegia croccante e sambuco. Teso, dal tannino vellutato, sorprendente se si pensa che si è Pinot nero ma comunque proveniente da una terra calda come la Berardenga.

Felsina Nero di Nubi 2013

Felsina Nero di Nubi 2013

Podere Fortuna, Fortuni 2014
Superfluo dire qualcosa su questa azienda di S. Piero a Sieve: la prima ad introdurre in Toscana un concetto di Pinot nero più aderente al mito borgognone e anche la prima azienda del Mugello a far parlare di sé e a far scoprire che, ebbene si signori, anche in quella zona si può far vino con risultati davvero decorosi, anzi no…eccellenti.
Ed eccolo qua il Fortuni 2014, figlio di un’annata fredda e piovosa, che accentua la sua austerità e leggiadria. Un Pinot dal color…. Pinot, ovvero rubino trasparente, un naso delizioso caratterizzato da fragolina di bosco, sentori floreali di rosa, tabacco dolce. In bocca un vino fine, accattivante, dal tannino delicato e impalpabile come il peplo di una dea greca.

Podere Fortuna, Fortuni 2014

Podere Fortuna, Fortuni 2014

Fontodi, Case Vie Pinot Nero 2016
Si torna in terra chiantigiana, In quel di Panzano, a Fontodi dove il Pinot nero è stato impiantato nel lontano 1985. Dal 1916 è cambiato il metodo di vinificazione per cui dal legno si è passati all’anfora di terracotta. Il vino che ne risulta ha un colore decisamente più marcato degli altri , un rubino intenso, ma che anche all’olfatto presenta profumi più decisi e decisamente chiantigiani: marasca, frutti neri, cuoio e sentori che richiamano alla terra. In bocca ugualmente ha più “ciccia” degli altri, improntato più sulla struttura che sull’eleganza: diciamo che nel Case Vie il terroir marca molto il vitigno.

Fpntodi, Case Via Pinot Nero 2016

Fpntodi, Case Via Pinot Nero 2016

Colle Bereto, Il Cenno 2016
Si resta nel Chianti Classico, versante raddese, il suolo tipico di alberese e galestro nutre anche il pinot nero, in una vigna piantata nelle aree più fresche della tenuta in modo che l’uva possa maturare lentamente, seguendo il ritmo naturale del vitigno che mal si adatta a temperature troppo miti durante il giorno. Dalla vendemmia 2016 vengono utilizzate le uve delle barbatelle più giovani della vigna (piantata nel 2005); il risultato percepito almeno in questa prima annata è un vino certo dal colore rubino più intenso, intriso dei profumi chiantigiani (frutti rossi, marasca in primis, con un tocco di rosmarino) dal sorso molto agile e scorrevole. Un vino fresco che invoglia alla beva: da riassaggiare con più calma e attenzione.

Colle Bereto, Il Cenno 2016

Colle Bereto, Il Cenno 2016

 Baracchi, Pinot Nero 2016
In quel lembo di Toscana confinante con l’Umbria che si è scoperto terreno privilegiato per la coltivazione del Syrah, spostandosi ad altitudini maggiori (siamo intorno ai 700 mt) si è deciso di piantare anche pinot nero. E senza dubbio alcuno, ciò che più mutua questo vino dal vitigno è proprio l’aggettivo…nero: un colore rubino intenso, profondo e scuro. Come intensi sono i profumi di ciliegie sotto spirito e tabacco che arrivano decisi e dirompenti al naso. Tutto è intensità, struttura e calore in questo Pinot nero cortonese.

Baracchi, Pinot Nero 2016

Baracchi, Pinot Nero 2016

Podere La Madia, Pinot Nero 2016
Sempre in provincia d’Arezzo, ma in una zona del tutto diversa per terreni e microclima, alle pendici del Pratomagno, in zona decisamente più fresca, si trova Podere La Madia. Piccola azienda di dimensioni familiari molto rispettosa dell’ambiente con una conduzione che si potrebbe definire biodinamica più che biologica, si caratterizza per la produzione di pochi vini tutti a base di vitigni autoctoni (Sangiovese, Canaiolo, Pugnitello, Malvasia lunga), eccezion fatta per questo Igt nato quasi per caso. Il colore del vino torna ad essere più scarico e trasparente. Un ventaglio odoroso aggraziato e gentile di frutti rossi, erbe aromatiche e anice stellato solletica deliziosamente il naso e accresce la curiosità dell’assaggio. In bocca questo Pinot è esuberante, a tratti un po’ ruspante, ma certamente la vinificazione con i raspi lascia il suo segno in tal senso: in ogni caso piacevole e di gran bevibilità.

Podere La Madia , Pinot Nero 2016

Podere La Madia , Pinot Nero 2016

Marchesi Pancrazi, Villa Bagnolo 2016
C’era una volta il vivaista della tenuta dei Marchesi Pancrazi a Montemurlo che, anziché acquistare barbatelle di Sangiovese, acquistò e piantò barbatelle di…Pinot nero. Questo succedeva negli anni Settanta e fu così, più per sbaglio che per caso, che iniziò la produzione di uno dei Pinot nero toscani storici. Di acqua ne è passata sotto i ponti e vediamo come si presenta il Pinot nero pratese ai giorni nostri. Il colore è ben marcato e intenso, un po’ lontano dalla nostra idea del rubino da Pinot nero. Al naso si distingue per un’estrema pulizia e riconoscibilità dei profumi che tornano sui piccoli frutti di bosco, sulle erbe aromatiche in particolare timo e dragoncello, su note speziate. In bocca si conferma un vino di struttura e personalità, rotondo e vellutato.

Marchesi Pancrazi, Villa Bagnolo 2016

Marchesi Pancrazi, Villa Bagnolo 2016

Podere della Civettaja, Pinot Nero 2016
In un angolo di Toscana aspra e montuosa, nota per la bontà delle patate e la qualità degli abeti che addobbano a Natale le case di tanti fiorentini, due amici che lavorano già nel mondo del vino decidono di coltivare il loro sogno: produrre Pinot nero in Casentino, ricercando un microclima e un suolo che potessero ricreare condizioni in parte simili a quelle delle aree più vocate della Borgogna. Dalla prima uscita, nel 2009, il Pinot nero di Civettaja si distingue per lo stile molto sottile e delicato: il frutto non è mai invasivo, ma ama giocare a nascondino con il floreale, arricchendosi di spunti balsamici. E in bocca è leggiadria, eleganza e armonia.

Podere della Civettaia, Pinot Nero 2016

Podere della Civettaia, Pinot Nero 2016

Frascole, Pinot Nero 2016
Prima vendemmia di pinot nero per la famiglia Lippi che proprio nel 2016 ha la possibilità di acquistare una vigna contigua all’azienda posta su un versante più basso ma più fresco rispetto alle vigne di Sangiovese. La vinificazione è quella tradizionale per il Pinot nero, quindi fermentazione in legno e affinamento in barriques più che usate (si va dal 3° al 7 passaggio). E’ un vino in cui il frutto la fa da padrone, Ai profumi intensi e indistinguibili di frutti neri maturi, a ai quali si accompagnano humus e sottobosco. L’intensità del frutto si ritrova coerente anche in bocca ad accrescere la struttura ed il calore del vino, un Pinot nero dai tratti dark , ancora troppo chiuso per poterne carpire il vero carattere. Da attendere e riassaggiare con fiducia.

Frascole, Pinot Nero 2016

Frascole, Pinot Nero 2016

Barbara Bonaccini

Barbara Bonaccini

 

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