Le delizie della Vernaccia di Barbara Tedde

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Giovedì 18 ottobre a Villa Olmi Firenze si è svolta una degustazione guidata da Leonardo Romanelli, della serie “Le delizie di Leonardo” con undici produttori di Vernaccia di San Gimignano, la nostra amica sommelier Barbara Tedde ci ha regalato un racconto di questa serata.

L’equidistanza tra l’Appennino e la costa tirrenica,  suoli diversificati tra Pancole che ha sabbia e argilla, San Benedetto con argilla, limo e sabbia, Poggio al Comune alluvionali e sabbiosi. Siamo a San Gimignano, la Manhattan medievale che ha dato vita alla Vernaccia il cui nome fa pensare a Vernaculum ma l’etimologia è contesa con la Liguria (Vernazza, antico borgo delle Cinque Terre), ed è nel 1276 che un documento ne testimonia le origini Toscane… ed è certezza.
Vitigno forte, frutti a bacca bianca, ed il vino bianco era nobile e per pochi, tanto da farne parlare anche Geoffry Chaucer (Boccaccio inglese) che ne esortava il consumo la prima notte di nozze. E poi Dante, Ludovico il Moro, Sante Lancerio, Giorgio Vasari, Francis Scott, Francesco Redi, Michelangelo Buonarroti.
Vernaccia prima DOC nel 1966, poi DOCG nel ‘93 che non si fa cura delle mode di quegli anni che le abbassano un po’ la ‘cresta’. Dal 1972 il Consorzio della Vernaccia che unisce i produttori sempre caparbi, costanti, appassionati e che la ‘cresta’ non se la fanno abbassare, neanche dall’emozione dell’impatto con il pubblico.
Ieri sera si sono presentati undici di loro, in un contesto di tutto rispetto, perfettamente  orchestrati da Leonardo Romanelli, che ha saputo coinvolgere il suo pubblico sempre variegato ma attento, conferendo alla Vernaccia il meritato prestigio, ed ha guidato tutti, e dico tutti, in una degustazione empatica, intelligente, educativa, modulata da un tono vocale ben studiato, di quelli che non annoiano mai. Leonardo Romanelli  ha colto sfumature gustolfattive proprie della Vernaccia, dalle ginestre agli agrumi, dal gusto che va dal ‘saporito’ (mineralita’) all’ ‘avvolgente’ (vaniglia per i terziari) all’’austero’’ (freschezza) e al ‘sottile‘(delicatezza di gusto). Leonardo ha dato un aggettivo a ciascun bicchiere che ha condotto i partecipanti nella stessa direzione: entrare nel vino. Si perché Romanelli il vino lo fa parlare, lo ascolta e lo descrive, ed è proprio donandoci  la sua competenza ed energia (senza alcun risparmio), che ci ha coinvolto fino al termine degli undici assaggi, magistralmente descritti ed apprezzati dal pubblico fino all’ultimo sorso.
Barbara Tedde
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