Gli Chardonnay di Toscana di Leonardo Romanelli

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Le delizie di Leonardo – Chardonnay di Toscana
Ecco i 10 Chardonnay Toscani selezionati da Leonardo Romanelli presenti alla bella degustazione a Villa Olmi, per Promowine c’era  Barbara Bonaccini che ci racconta le sue impressioni.

 Uno, nessuno centomila…Chardonnay il vitigno a bacca bianca non autoctono più diffuso nella penisola. Non v’è regione dove non lo si trovi….verrebbe da chiamarlo il prezzemolino fra i vini; sarà per la sua capacità di adattarsi bene a clima e terreni diversi, sarà perché dotato di certe intrinseche note fruttate che mettono d’accordo tutti, bevitori per caso compresi, sarà perché renderlo imbevibile è impresa in cui bisogna impegnarsi davvero bene. Definire lo Chardonnay vitigno camaleontico sarebbe irriverente, piuttosto lo potremmo dire plastico, capace di rendersi piacevole in svariate occasioni e contesti, senza dimenticare comunque che questo vino sa raggiungere vette altissime di eleganza e complessità in certi casi e soprattutto luoghi. Uno su tutti: la Borgogna dove terroir e mani esperte sanno far crescere l’uva come si deve, coccolare il vino fra delicati batonnages e culle di rovere e pazientemente attendere che il corso degli anni lo faccia maturare a dovere.
Tornando in Toscana già negli anni Ottanta alcuni vignaioli illuminati (dal mito della Borgogna) avevano cominciato a piantarlo, fino poi al dilagare massiccio degli acini d’oro quando si era diffusa la moda degli Chardonnay tronfi, legnosi e piacioni. Che il legno faccia bene allo Chardonnay, è fuor di dubbio, specie se come accade dalle nostre parti viene coltivato nelle aree più alte e fresche, ma certamente oggi i vignaioli lo usano con mano più leggera e consapevole lasciando esprimere maggiormente il vitigno nelle sue molteplici sfaccettature in base al territorio su cui cresce.

Castello d’Albola, Poggio alle Fate 2018 : dal vigneto più alto dell’azienda , quasi 700 mt, un vino graffiante, caratterizzato da una spiccata acidità e stuzzicanti note agrumate di lime e erba cedrina.

Poggio alle Fate Castello  D'Albola 2018

Poggio alle Fate Castello D’Albola 2018

 Rocca di Castagnoli, Molino delle Balze 2018: nato fra acciaio e cemento, un altro Chardonnay che punta sulla freschezza, ma in modo più delicato svelando note di pesca bianca e fiori al naso e un sorso molto vellutato e gentile.

Molino delle Balze 2018 Rocca di Castagnoli

Molino delle Balze 2018 Rocca di Castagnoli

 

San Felice, Avane Chardonnay 2018: le calde terre della Berardenga regalano uno Chardonnay solare, ricco fin dal colore giallo dorato, caldo nei profumi di albicocca e frutta a polpa gialla, lievemente speziato e avvolgente al sorso.

Avane 2018 San Felice

Avane 2018 San Felice

 

Tenuta San Jacopo, Quarto di Luna 2018: dal Valdarno Superiore è l’unico vino della serata che non vede legno, neanche in minima parte. E anche qua uno Chardonnay che sprizza freschezza e agrumosità da tutti i pori con un lungo, sorprendente finale sapido.

Quarto di Luna  2018 Tenuta San Jacopo

Quarto di Luna 2018 Tenuta San Jacopo

Vallepicciola, Lugherino Chardonnay 2018: 4 ettari di Chardonnay in mezzo a 95 di uve a bacca rossa. Davide illumina Golia con la solarità dei profumi (mimosa, camomilla, mela renetta) e gioca di fioretto svelando un sorso sottile ed elegante.

Lugherino Chardonnay 2018 Vallepicciola

Lugherino Chardonnay 2018 Vallepicciola

Castello di Monsanto, Fabrizio Bianchi Chardonnay 2017: un classico nella produzione di Monsanto ormai dal 1980. Nato nel mito della Borgogna e lavorato alla maniera borgognone anche se col tempo l’impiego del legno nuovo e della barrique si è fortemente ridotto. E’ un vino molto ricco dove la banana compare accanto agli altri frutti gialli e tocchi di aromi terziari, dalla vaniglia al caffè, cominciano a far capolino. E anche il sorso è pieno, strutturato, un vino che è ancora in fase embrionale e che ha bisogno di qualche anno in più in bottiglia per svelare la sua complessità.

Fabrizio Bianchi 2017 Castello di Monsanto

Fabrizio Bianchi 2017 Castello di Monsanto

 Colognole, 4 Chiacchiere a Oltrepoggio 2017: passando dalla zona del Chianti Classico a quella del più alto fra i Chianti (Chianti Rufina) ci imbattiamo in uno Chardonnay singolare, a tratti atipico dove quel che più spicca accanto alla componente fruttata (mela cotogna in primis) è piuttosto quella delle erbe aromatiche, dalla salvia all’alloro al mirto. Un vino che gioca sulla freschezza e sulla sapidità.

4 Chiacchiere a Oltrepoggio 2017 Colognole

4 Chiacchiere a Oltrepoggio 2017 Colognole

Capannelle 2016: l’anno di nascita dello Chardonnay a Capannelle è il lontano 1988, un vino nato sotto il segno…della barrique, opulento e ridondante come il gusto dell’epoca richiedeva. Oggi solo il 20% del vino tocca barrique nuova regalandoci un vino più snello, quasi ritroso (almeno la mia bottiglia) a svelarsi lasciando comunque intuire grandi potenzialità per struttura e potenza.

Capannelle 2016

Capannelle 2016

Felsina, I Sistri 2016: dalla Berardenga un altro Chardonnay che vorrebbe richiamare lo stile borgognone. Intenso e ricco di profumi terziari e speziati che vanno dalla liquirizia, al caffè al tabacco dolce. Sorso pieno e strutturato, necessità ancora di un po’ di riposo in bottiglia per trovare il giusto equilibrio.

I Sistri 2016 Felsina

I Sistri 2016 Felsina

 Monteverro 2016: a Capalbio da vigne a soli 20 mt sul livello del mare, il giovane enologo francese Matthieu Taunay, fa fermentare lo Chardonnay parte in legno parte in cemento., regalandoci per questo 2016 un vino dal profilo aromatico molto preciso, ma dai tocchi delicati di burro, erbe aromatiche e mandarino. Uno Chardonnay che entra sottile e soave in bocca: centrato e molto elegante.

Monteverro 2016

Monteverro 2016

Adeguata chiusura di una serata divertente, in attesa della prossima con ospite il Consorzio del Chianti Rufina….ne berremo delle belle, vi aspettiamo!

 

 

 

 

 

 

 

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