Le delizie di Leonardo – Vini Del Mare e Della Terra

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Barbara Bonaccini appassionata “reporter” di vino ci racconta l’appuntamento del 21 marzo a Villa Olmi delle Delizie di Leonardo….Leonardo Romanelli.

Solo ad un comunicatore sagace e curioso come Leonardo Romanelli poteva venire in mente di accostare in una stessa degustazione vini vinificati in anfora, comunque toscani, e vini di Bolgheri. “Del Mare e Della Terra ….titolo bislacco, volutamente o solo apparentemente antitetico? Già perché se nel caso dei vini anforati si concentra l’attenzione sul tipo di contenitore, quindi sull’ambiente che potrà influenzare il giovin liquido di belle speranze, nel caso dei vini di Bolgheri, ci si concentra sul territorio, ergo su tutti quegli elementi intrinseci che ancor prima della sua nascita andranno a plasmarne personalità e carattere. E allora dove sta il punto d’incontro, il filo conduttore della nuova puntata vinosa di Villa Olmi? Forse davvero non c’è e non ci deve essere se non nell’eterna e bramosa curiosità di conoscere nuovi vini, nuove o meno consolidate forme di vi nificazione (salvo poi scoprirne invece l’antichità come nel caso delle anfore di terracotta come vasi vinari). Come avrebbe detto il nostro concittadino Machiavelli il “fine giustifica i mezzi” e se “fatti non foste a viver come bruti ma per seguire virtute e conoscenza” (tanto per citarne un altro, anzi un Altro) , eccoci allora pronti a raccontare questa nuova storia vinosa dove le parole, le sensazioni, le emozioni siano esse stesse trait d’union fra terra e mare.

Il Borro, Petruna Anfora Toscana 2017
Sangiovese in purezza, proveniente da un unico vigneto, il vino nasce nel 2015 per sperimentazione. Dopo un giorno di criomacerazione l’uva viene posta in anfore di terracotta dell’ Impruneta, di piccole dimensioni per cui tutte le operazioni, dalla follatura alla svinatura, vengono fatte rigorosamente a mano. Un anno in anfora e poi bottiglia e uscita sul mercato per un vino che vuole distinguersi proprio per il suo lato fresco e beverino. E già il suo aspetto lo fa presagire: un rubino vivido e trasparente, profumi netti e immediati di fragolina di bosco, ribes e fiori rossi. Il sorso è agile, fresco, dal tannino piuttosto vivace ed esuberante.

Il Borro

Il Borro

Podere Ema, Fogliatonda 2016
Dal Valdarno si torna nei dintorni di Firenze, per chi scrive addirittura nei dintorni di casa 😉 Percorrendo la via Chiantigiana, qualche tornante sopra Grassina nei pressi di San Martino, sulla sinistra direzione Strada in Chianti, ci si imbatte in questa piccola azienda a conduzione biologica dove l’obiettivo principale è quello di esaltare al massimo il carattere territoriale del vino toscano. Da qui non solo l’uso esclusivo di vitigni autoctoni, ma anche la coltivazione e il recupero di varietà “dimenticate” ai tempi in cui il fare vino era esclusivamente legato al concetto di quantità o, quantomeno, produttività. Così è stato per l’uva Fogliatonda, (facile capirne l’origine del nome) sensibilissima al mal dell’esca, ma quella che ha dato anche i risultati più interessanti con la vinificazione in giare di terracotta dell’Impruneta per la capacità di esaltare al massimo le proprie caratteristiche. Rosso rubino intenso, svela subito note di viola, seguite da mora di rovo e mirtillo e poi ancora note terrose e leggermente speziate. In bocca il Fogliatonda esprime una discreta struttura, è pieno, fruttuoso e chiude con una nota di delicata dolcezza.

Podere Ema

Podere Ema

Petrolo, Boggina A 2016
Si torna nel Valdarno, l’azienda è quella che produce il ben più rinomato Galatrona, dal nome della torre che presidia la val d’Ambra. Il Boggina A, un tempo Bogginanfora, proviene dalla più vecchia vigna di Sangiovese della tenuta, piantata addirittura nel 1947 e da cui si ottengono le uve del Boggina C, ovvero Classico. Anche in questo caso, manco a farlo apposta, le anfore sono in terracotta dell’Impruneta dove il nostro sangiovese sosta per ben 15 mesi. Una piccola curiosità: nella tenuta di Petrolo il vino non vede inox, ma solo legno, cemento e, da qualche anno terracotta appunto.
Un altro Sangiovese dal colore molto trasparente, dai profumi leggiadri e delicati in cui il fruttato rosso di ciliegia e ribes, cede piuttosto il passo al floreale. Ugualmente il sorso è sottile, delicato con un tocco molto vellutato e discreto dei tannini, che ci fa pensare al Boggina A come un roso estivo da servire anche un po’ più freddo.

Boggina

Boggina

Sensi, Sabbiato 2016
Un balzo netto, enorme: dalla leggiadria dei sangiovese anforati dell’entroterra ad un bolgherese che, forse, accentua le caratteristiche più note e caricaturali dei vini della costa. Taglio bolgherese, ovvero Cabernet Sauvignon, Merlot e un po’ di Sangiovese, affinamento in barriques. Colore nero inchiostro, il vino nel bicchiere si muove lento e compatto come un monolite. Il naso è opulento: cioccolato al latte, frutti neri in confettura, sentori speziati di vaniglia e caffè. Quel che lascia presagire al naso svela poi al palato: rotondo, avvolgente, debordante. Un vino forse un po’ anacronistico che guarda con nostalgia allo stile dei Bolgheri anni Novanta, inizio Duemila.

Sensi

Sensi

Donna Olimpia 1898, Campo alla Giostra 2015
Il nome del vino deriva dal luogo della tenuta dove si asciugavano i cavalli e dove è passato anche un certo Varenne, per chi non lo conoscesse, una sorta di Maradona dei cavalli al galoppo.
Un fuoriclasse anche questo vino, fatto di solo Cabernet Sauvignon, vino di struttura e sostanza, senza strafare. Naso di frutti rossi e neri ancora freschi e croccanti, ravvivato da sfumature balsamiche e di macchia mediterranea. Nonostante l’annata calda, quale la 2015 è stata, il vino propone un sorso fresco, invitante, un tannino di ottima fattura con un lungo retrogusto di erbe aromatiche.

Donna Olimpia

Donna Olimpia

Podere Sapaio, Bolgheri Superiore 2009
Azienda giovane, nata nel 2004 dall’idea di un imprenditore veneto, ma già da qualche anno diventata punto di riferimento per gli amanti dei vini bolgheresi, vuoi per la piccola quantità (circa 100.000 bottiglie l’anno) che in questo caso fa davvero rima con…qualità, vuoi per la beva mai stancante che contraddistingue i loro vini.
Il giovane enologo, sanvincenzino doc, ci racconta che l’annata 2009 in zona è stata buona, ma non ottima. Ottima in ogni caso l’impressione di questo vino fin dai profumi molto compositi e variegati: frutti neri, ciliegia sotto spirito, pout pourri di fiori rossi, note balsamiche che si fondono a meraviglia con i terziari (cioccolato, pepe bianco e cannella). In bocca non delude, tannino giustamente felpato, un buon bagaglio di freschezza, ravvivato da un lungo retrogusto balsamico : un vino che porta davvero con disinvoltura i suoi 10 anni regalandoci tanto piacere. Chapeau!

Podere Sapaio

Podere Sapaio

Leonardo Romanelli a Villa Olmi

Leonardo Romanelli a Villa Olmi

 

 

 

 

 

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