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Il primo “God save the wine” dell’anno 2011!!!!

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God save the wine

Festival vinoso promosso da Firenze spettacolo, Andrea Gori e Promowine di Riccardo Chiarini

Qualche previsione su “Il vino che verrà 2011″, inizia il nuovo anno di God Save The Wine al Westin Excelsior il 26 gennaio dalle ore 19,30

Poteva il nostro grand tour dei migliori alberghi di Firenze fermarsi con l’anno 2010? Eccoci che cominciamo di buona lena anche il 2011 con un grande appuntamento mercoledì 26 gennaio su uno dei nostri hotel più famosi ovvero l’Excelsior direttamente sui Lungarni di Firenze!

di  Andrea Gori

Ad aspettarvi una grande cucina e il solito ricco menu di vini e distillati, in perfetto tema “grande freddo” e con la solita rappresentanza nazionale e il consueto angolo biodinamico. Tutti i dettagli su Firenze Spettacolo di Gennaio in edicola!

E’ difficile non lasciarsi andare ai bilanci e alle considerazioni epocali al termine di un decennio come questo degli anni “zero” quindi non ci asteniamo dal farlo…

Del resto sono stati anni che colti un attimo paiono così densi di avvenimenti e di significato che sembrano più 50 che solo dieci anni. Nei primi anni 2000 il vino era all’apice della moda, delle barrique, dei vini pompati e corposi, della vaniglia a tutti i costi e la potenza e il frutto sopra ogni altra cosa. Le guide del vino creavano miti ed eroi e facevano la fortuna di qualche produttore e soprattutto di molti enologi “wine maker” che si prendevano una rivincita con gli interessi di quanti fino a pochi anni prima li vedevano come i “chimici” che permettavano di fare un vino quasi senza l’uva. Esagerazioni allora certamente ma è anche vero che la parabola degli enologi superstar ha da raccontarci molto sul nostro modo di parlare scrivere e soprattutto bere il vino.

Insieme alle guide e i loro vini costruiti spesso a tavolino, siamo cresciuti un po’ tutti quanti oggi sono appassionati di vino sotto i quarant’anni e spesso anche di più. Una generazione che ha cominciato a bere con assiduità in un momento in cui la qualità del vino italiano era finalmente cresciuta a livelli impensabili solo venti anni prima ma che cominciava a mostrarsi nelle sue esagerazioni nella rincorsa di un modello di gusto internazionale piacevole sì ma senza storia e radici nel nostro paese e nella nostra cultura.

Con la crescita della conoscenza del vino, oggi in Italia si parla sempre più di territorio che di stili e più di agricoltori che di enologi in un ritorno alla terra che però rischia in certi casi di mostrarsi come l’ennesima moda facile da cavalcare.

Un po’ come la grande rivoluzione apparente dei vini cosiddetti “naturali” ovvero ottenuti senza uso di lieviti da laboratorio, da uve biologiche e con il minimo intervento in cantina: praticamente tutto l’opposto di un vino figlio degli anni ‘90 e ‘00. Un panorama diversissimo al suo interno e spesso contraddittorio con vini che stupiscono e che ribaltano molti schemi mentali con cui eravamo abituati a pensare ma soprattutto a bere. E che fanno intravedere una complessità e una serie di sfaccettature che il vino degli scorsi anni tendeva a nascondere.

MA dicevamo, anche i vini naturali possono essere una moda e molte aziende fautrici di vini pieni corposi e rotondi si sono affettate a produrre vini più magri, freschi, senza sentori di legno e gusto molto più snello che in passato.

L’effetto può essere  molto destabilizzante e pericoloso per il consumatore abituato alle vecchie certezze e va gestito con saggezza per non disperdere il grande lavoro fatto nel decennio scorso per la cultura del vino in Italia, un vino che dovrà sempre più essere un prodotto calato nella realtà dei giovani ma non per questo semplificato e offerto in maniera semplicistica. Anzi, si dovrà far di tutto  perchè  quanto fatto nello scorso decennio in termini di innovazioni tecnologiche, di comunicazione e di prodotto, sia diffuso e veicolato meglio e in maniera più legata al vissuto odierno perchè i mezzi possono anche cambiare (e il prossimo decennio da questo punto di vista si prospetta esplosivo) ma il significato e il contenuto del messaggio del vino non potrà che essere l’inesauribile ricchezza del territorio italiano, la sua splendidà diversità con milioni di campanili ma anche milioni di vigneti, ognuno, o quasi, con la sua voce degna di essere raccontata e bevuta.

Benvenuti quindi a questo primo appuntamento di God Save The Wine del nuovo decennio con la possibilità di assaggiare vini  convenzionali e cosiddetti “naturali”,  da terroir storici classici ma aperti al futuro come il Chianti Classico e Montalcino, una zona piccola  ma sfaccettatissima come Carmignano, e altri territori come la Valdobbiadene che sembrano aver capito al volo come comportarsi oggi a trainare mode e consumi.

Spazio come al solito anche per la grappa, bevanda italiana per eccellenza e unica al mondo che rispetto al vino ha maggior bisogno di conoscenza ma uguale abbondanza di eccellenze nostrali.

E’ difficile non lasciarsi andare ai bilanci e alle considerazioni epocali al termine di un decennio come questo degli anni “zero” quindi non ci asteniamo dal farlo… Del resto sono stati anni che colti un attimo paiono così densi di avvenimenti e di significato che sembrano più 50 che solo dieci anni.

Nei primi anni 2000 il vino era all’apice della moda, delle barrique, dei vini pompati e corposi, della vaniglia a tutti i costi e la potenza e il frutto sopra ogni altra cosa. Le guide del vino creavano miti ed eroi e facevano la fortuna di qualche produttore e soprattutto di molti enologi “wine maker” che si prendevano una rivincita con gli interessi di quanti fino a pochi anni prima li vedevano come i “chimici” che permettavano di fare un vino quasi senza l’uva. Esagerazioni allora certamente ma è anche vero che la parabola degli enologi superstar ha da raccontarci molto sul nostro modo di parlare scrivere e soprattutto bere il vino. Insieme alle guide e i loro vini costruiti spesso a tavolino, siamo cresciuti un po’ tutti quanti oggi sono appassionati di vino sotto i quarant’anni e spesso anche di più. Una generazione che ha cominciato a bere con assiduità in un momento in cui la qualità del vino italiano era finalmente cresciuta a livelli impensabili solo venti anni prima ma che cominciava a mostrarsi nelle sue esagerazioni nella rincorsa di un modello di gusto internazionale piacevole sì ma senza storia e radici nel nostro paese e nella nostra cultura. Con la crescita della conoscenza del vino, oggi in Italia si parla sempre più di territorio che di stili e più di agricoltori che di enologi in un ritorno alla terra che però rischia in certi casi di mostrarsi come l’ennesima moda facile da cavalcare. Un po’ come la grande rivoluzione apparente dei vini cosiddetti “naturali” ovvero ottenuti senza uso di lieviti da laboratorio, da uve biologiche e con il minimo intervento in cantina: praticamente tutto l’opposto di un vino figlio degli anni ‘90 e ‘00. Un panorama diversissimo al suo interno e spesso contraddittorio con vini che stupiscono e che ribaltano molti schemi mentali con cui eravamo abituati a pensare ma soprattutto a bere. E che fanno intravedere una complessità e una serie di sfaccettature che il vino degli scorsi anni tendeva a nascondere. MA dicevamo, anche i vini naturali possono essere una moda e molte aziende fautrici di vini pieni corposi e rotondi si sono affettate a produrre vini più magri, freschi, senza sentori di legno e gusto molto più snello che in passato.

L’effetto può essere  molto destabilizzante e pericoloso per il consumatore abituato alle vecchie certezze e va gestito con saggezza per non disperdere il grande lavoro fatto nel decennio scorso per la cultura del vino in Italia, un vino che dovrà sempre più essere un prodotto calato nella realtà dei giovani ma non per questo semplificato e offerto in maniera semplicistica. Anzi, si dovrà far di tutto perchè quanto fatto nello scorso decennio in termini di innovazioni tecnologiche, di comunicazione e di prodotto, sia diffuso e veicolato meglio e in maniera più legata al vissuto odierno perchè i mezzi possono anche cambiare (e il prossimo decennio da questo punto di vista si prospetta esplosivo) ma il significato e il contenuto del messaggio del vino non potrà che essere l’inesauribile ricchezza del territorio italiano, la sua splendida diversità con milioni di campanili ma anche milioni di vigneti, ognuno, o quasi, con la sua voce degna di essere raccontata  bevuta.
Benvenuti quindi a questo primo appuntamento di God Save The Wine del nuovo decennio con la possibilità di assaggiare vini  convenzionali e cosiddetti “naturali”,  da terroir storici classici ma aperti al futuro come il Chianti Classico e Montalcino, una zona piccola  ma sfaccettatissima come Carmignano, e altri territori come la Valdobbiadene che sembrano aver capito al volo come comportarsi oggi a trainare mode e consumi. Spazio come al solito anche per la grappa, bevanda italiana per eccellenza e unica al mondo che rispetto al vino ha maggior bisogno di conoscenza ma uguale abbondanza di eccellenze nostrali.

Andrea Gori

Ecco le aziende protagoniste e  i vini

DISTILLERIA BOTTEGA

  • Prosecco di Valdobbiadene DOCG
    • Grappa Alexander bianca
    • Grappa Bottega Riserva di Famiglia invecchiata
    • Uve d’Alexander Acquavite d’Uva
    • Grappa Bottega Fumè

FATTORIA DI BACCHERETO

  • Terre a Mano – Carmignano DOCG 2006 e 2006
  • Sassocarlo Terre a Mano – Bianco IGT Toscana 2006 e 2007
  • Vin Santo di Carmignano DOC

MIONETTO

  • Sergio, cuvèe di Glera e vitigni autoctoni
  • Sergio Rosè, cuvèe di Raboso del Piave e Lagrein del Trentino.
  • Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG, Riva di San Pietro di Barbozza e Santo Stefano.

ROCCA DELLE MACÌE

  • Riserva di Chianti Classico Famiglia Zingarelli 2007
  • Ser Gioveto Toscana IGT 2007
  • Chianti Classico Tenuta Sant’Alfonso DOCG 2008
  • Sasyr Igt Toscana 2008 Sangiovese & Syrah

TENUTE SILVIO NARDI

  • Rosso di Montalcino DOC 2008
  • Brunello di Montalcino DOCG 2006
  • Brunello di Montalcino DOCG Manachiara 2005

Azienda Agricola San Martino a Cecione di RENZO MARINAI

  • Chianti Classico 2007
  • Chianti Classico Riserva 2006
  • Chardonnay 2009

Tenute ZENATO

  • Lugana santa Cristina
  • Amarone Ripasso
  • Merlot Sansonina

Fontanafredda

  • Barolo Serralunga  D’Alba
  • Roero Arneis Pradalupo
  • Moscato D’Asti Moncucco
  • Chianti Classico Poggio Bonelli
  • Dolcetto di Diano D’Alba la Lepre
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