PINK ADDICTED I rosati toscani dell’estate

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Tornano con Leonardo Romanelli “Le delizie di Leonardo” a Villa Olmi il 18 luglio con una speciale degustazione dei rosati toscani, il giusto vino dell’estate.

È il vino dell’estate, anzi il vino di quest’estate: il rosè piace sempre di più; di facile abbinamento a tavola con molti tipi di pietanze, può mettere d’accordo i gusti sia di chi predilige il vino rosso che di chi ama quello bianco. Si presta soprattutto ad essere consumato nei mesi più caldi, perché può essere servito freddo proprio come i bianchi, di cui possiede la particolare acidità, ma può avere anche caratteristiche organolettiche tipiche di alcuni rossi più strutturati. Può accompagnare quindi antipasti leggeri, primi, secondi a base di pesce o di carni bianche, piatti di verdure e insalate. Ottimo come aperitivo. Insomma i rosati sono usciti dalle secche dei vini che non godevano di buona fama. Anche perché fino a non molti anni fa erano per lo più vini senz’anima, senza cioè una precisa identità. I denigratori più accesi li definivano addirittura “sciacquature di botti”, alimentando vecchie e false dicerìe che classificavano questi vini o come rossi annacquati o come miscele di bianchi e di rossi. Niente di meno vero, ovviamente, anche perché la miscelazione di vini bianchi e vini rossi è vietata per legge. Oggi, complice un complessivo miglioramento del livello qualitativo dei vini e una tendenza alla diversificazione dei prodotti, i rosati stanno vivendo una nuova stagione che fa sì che se ne trovino anche di buoni o di ottimi nelle carte dei vini dei ristoranti, nelle enoteche e al supermercato. I vini rosati sono prodotti per lo più con uve a bacca rossa, mediante un procedimento che inizia allo stesso modo dei vini rossi e prosegue come per i vini bianchi. Partendo da uve rosse, che subiscono pigiatura soffice, si ottiene il mosto: questo non viene separato dalle bucce, che cominciano la macerazione. Il colore rosato, così come il colore dei vini rossi, è ottenuto dalla macerazione delle bucce nel mosto. Al termine della quale il mosto viene separato dalle bucce e quindi il processo di produzione continua esattamente come per i vini bianchi. Un’altra tecnica che viene usata per produrre il vino rosato è il salasso; consiste nel prelevare una certa quantità di mosto dalla vasca di macerazione nella quale si sta preparando un vino rosso. La parte di mosto prelevato viene vinificata in bianco e quindi si otterrà un vino rosato. La parte rimanente del mosto continua la sua macerazione e sarà utilizzata per la produzione di vino rosso. Generalmente i vini rosati sono fermentati in contenitori di acciaio o cemento, più raramente in botti o barrique. Al termine della fermentazione, vengono stabilizzati, filtrati e quindi imbottigliati. Non sono adatti per l’affinamento in bottiglia; con il tempo, inoltre, tendono a perdere anche la freschezza aromatica e gustativa, oltre ai loro aromi di frutta e fiori: pertanto sono vini che vanno consumati prima possibile, preferibilmente entro due anni dalla vendemmia.

Riguardo alla diffusione e alla produzione nella varie regioni italiane, occorre dire che una certa consolidata cultura del vino rosato c’è da sempre in Abruzzo, con il Cerasuolo da uve di montepulciano; o in Salento, con rosati da uve di primitivo o negramaro. Ora anche in altre regioni si producono rosati di buon livello, a cominciare da quelli di Toscana da uve soprattutto di sangiovese. Una bellissima occasione per conoscerli da vicino sarà la degustazione guidata da Leonardo Romanelli che si terrà giovedì 18 luglio a Villa Olmi.

Ecco le aziende partecipanti e i rosè che presenteranno.

Colle di Bordocheo si trova in una splendida posizione panoramica sulle colline di Segromigno, attorno a Lucca, favorevole al prosperare di vigneti e oliveti, e particolarmente gradita dagli ospiti della accogliente struttura ricettiva che fa parte dell’azienda, fondata agli inizi degli anni ‘60 come semplice fattoria con qualche ettaro di terreno dove gli animali scorrazzavano tra gli olivi e le vigne. A partire dagli anni ‘80 c’è stata un’acquisizione progressiva di edifici rurali anche dismessi, di piccoli appezzamenti e terreni confinanti già vitati, ad oliveto o perfino a bosco, fino ad arrivare alla dimensione attuale di circa 20 ettari. Sestilia nasce da uve sangiovese 60% e canaiolo 40%, selezionate manualmente, raccolte nei vigneti più bassi e freschi dell’azienda. È un vino dal colore rosa tenue, dal profumo intenso e persistente con note di fruttate di pesca e di frutta esotica, bouquet con note erbacee di foglia di pomodoro. In bocca risulta fresco e vellutato, con una buona sapidità. Ideale come aperitivo, accompagna bene formaggi di capra e pecora, salumi, pesce e verdure di stagione.

Castello di Poppiano. Già nel 1400 a Poppiano si producevano vino ed olio. La fattoria sulle colline di Montespertoli intorno al Castello è stata per secoli il centro delle attività agricole della famiglia Guicciardini. Ferdinando dal 1962 gestisce la fase di transizione che segna la fine della mezzadria e avvia l’ammodernamento di vigne e cantine, di oliveti e frantoio; nel suo impegno è ora coadiuvato da Bernardo. Attualmente l’azienda occupa 265 ettari, di cui 47 a oliveti e 130 a vigneti, la maggior parte dei quali è impiantata a sangiovese, con significative presenze di ciliegiolo, merlot, cabernet, syrah e viognier. La vinsantaia, il locale deputato alla maturazione del famoso vino, è qui ospitata nella Torre Maestra. Il Rosato della Costa è ottenuto dalla fermentazione a temperatura controllata di mosti di uve di syrah e ciliegiolo dopo un contatto molto limitato con le bucce. È un vino piacevole, fresco e beverino.

Fattoria di Magliano. È la creatura di Agostino Lenci; proveniente dal settore calzaturiero lucchese, ha sempre nutrito grande interesse per il mondo del vino; a tal punto da essere spinto, alla fine degli anni ‘90, ad acquisire 100 ettari nella campagna circostante il comune di Magliano; e a costruire un’azienda che ora si distingue anche per il calore dell’accoglienza e la qualità della ristorazione. Nel giro di pochi anni i suoi vini sono divenuti dei sicuri punti di riferimento per coloro che amano aromi e sapori autentici. Illario è un rosato ottenuto da uve di sangiovese, dal colore tenue con riflessi corallini; ha profumo intenso di frutti rossi, ciliegia e lampone, note floreali di violetta e ciclamino; e un sapore piacevole, fresco, sapido, ben strutturato; si accompagna ad antipasti e primi piatti di pesce, frittura, pesci bolliti, carni bianche e formaggi.

Fattoria Fibbiano. L’azienda agricola con agriturismo sorge su un poggio sulle colline tra Pisa e Volterra; si estende su una superficie di 75 ettari, coltivati a vigneto e oliveto oltre al bosco. Le origini della fattoria risalgono al dodicesimo secolo; da poco più di vent’anni è di proprietà di Giuseppe Cantoni, tornato in Italia dopo anni di attività all’estero nel campo dell’industria, che si avvale del lavoro e della collaborazione dei figli Matteo e Nicola. Fattoria Fibbiano è un’azienda a conduzione biologica certificata, i terreni sono quindi trattati esclusivamente con sostanze organiche e dal punto di vista energetico l’agriturismo è totalmente autosufficiente. Sofia è ottenuto da uve di sangiovese raccolte esclusivamente a mano nelle ore più fresche della giornata. È un vino dal colore rosa chiaro, aromi delicati con note olfattive di lampone, sorretto da una buona acidità, dal gusto asciutto e morbido, ottimo con carni bianche e pesce.

Frescobaldi. Un blasone antico per la storia di una famiglia iniziata più di mille anni fa. Quella del loro vino comincia trecento anni dopo e prende corpo nella tenuta Castiglioni a Montespertoli, cui nei secoli successivi se ne aggiungono altre sei in Toscana. Ai giorni nostri l’impegno continua, oltre che nei vigneti e nei vini che raccontano la diversità della regione e riflettono ogni singolo terroir, con altre iniziative e partecipazioni, tra cui il progetto dei vini dell’isola di Gorgona, che colora di valenza sociale l’ennesima esperienza enologica della famiglia. Alie è un elegante rosé dal colore chiaro, puro, con tenui riflessi rubino che nasce nella tenuta dell’Ammiraglia in Maremma da un raffinato equilibrio tra syrah e vermentino, che trovano nella vicinanza con il mare la loro massima espressione. Aromi di fiori bianchi, fragoline di bosco e bucce di agrumi si fondono in una struttura delicata con punte di mineralità tipiche del territorio, che donano un lungo e ricco finale. Ottimo dall’aperitivo ai pasti ed in buona compagnia.

I Balzini. Il nome di quest’azienda deriva da quello che da queste parti viene dato alle piccole terrazze, le piccole balze appunto, sulle quali crescono i vigneti, il primo motivo di interesse che ormai una quarantina di anni fa spinse Vincenzo d’Isanto a comprare questa tenuta a cavallo delle provincie di Firenze e Siena. Poi la gestione è diventata a prevalenza femminile, prima con la moglie Antonella, in seguito con la figlia Diana, e di pari passo è aumentata l’attenzione verso l’ambiente. L’impianto fotovoltaico, l’uso di materiali riciclati o naturali, l’abolizione del polistirolo e della plastica negli imballaggi sono tutte scelte orientate dal massimo rispetto per la terra e i suoi prodotti, che qui, oltre ai vini da uve di cabernet sauvignon, merlot e sangiovese, sono olio, grappa, crema di balsamico e gelatina di vino. Pink Label nasce da uve di sangiovese e di merlot. Ideale con gli antipasti, i piatti a base di pesce e carni
bianche, ha la consistenza di un vino rosso e i profumi di un vino bianco.

Il Colombaio di Santa Chiara. Uve “toscane” come la vernaccia, il sangiovese, il canaiolo e il colorino, accanto a uve “migranti” come il cabernet franc e il merlot: questo mix di vitigni prospera in una tenuta carica di storia e di sue testimonianze a due passi da San Gimignano, dove campeggiano una chiesa romanica e un edificio con cantina scavata nel tufi, ora destinato all’accoglienza agrituristica, elegante e spontanea al tempo stesso. I fratelli Logi si occupano di vigneti e uliveti con una passione e una cura, ereditate dal padre Mario, mettendo al primo posto del loro impegno il rispetto per l’ambiente. Cremisi è un rosato da uve di sangiovese, di colore, appunto, cremisi. Al naso si presenta fresco e fruttato con note di fragola e lampone. In bocca è vivace e teso con finale salino ed equilibrato. Sta benissimo con cruditè di carne o di verdure, pasta la pomodoro fresco e basilico, frittata con verdure di stagione ed erbe aromatiche.

I Veroni. Qui tutto sa di antico: dalle tracce delle prime vasche di decantazione alla struttura delle costruzioni; dal nome stesso (“verone” è un antico termine toscano con il quale si indicava una terrazza: presso la fattoria esistevano infatti terrazzamenti in muratura) alla storica vinsantaia, conservata nei locali del sottotetto della villa settecentesca, sulle colline di Pontassieve. Di moderno c’è il modo di fare il vino e quindi di gestire un’azienda agricola (che ha anche 50 ettari coltivati ad oliveto con circa 4.000 piante) e l’accogliente attività ricettiva in una colonica perfettamente recuperata. Il Rosè, sangiovese 100%, nasce ad un’altitudine mt. 250 slm. Ha colore rosa brillante con intense sfumature di rosso vivo, profumo delicato con sentori di fiori e frutta rossa aromatica, violetta e petalo di rosa; di gusto molto fresco, ben bilanciato con tannini morbidi, con richiami alla fragola selvatica e spiccata acidità, è ideale soprattutto nell’accompagnamento di pesce di mare, sushi, zuppe di verdure e pasta con verdure fresche di stagione e carne bianca. Ottimo come aperitivo.

Tenuta Il Palagio. La proprietà cinquecentesca di 350 ettari che si sviluppa sulle colline a sud di Firenze appartiene dal 1997 a Sting e alla moglie Trudie Styler. La tenuta, oltre a un bellissimo parco, alla piscina e a cinque guesthouse, comprende uliveti, vigneti e orti, condotti con metodi biologici. Dalla cantina escono etichette dedicate alle canzoni più famose dell’ex Police, come Message in a Bottle, Sister Moon e When We Dance. Il vino e l’olio biologico, assieme alla frutta, alla verdura, ai salumi locali e al miele, sono acquistabili e degustabili presso il negozio della tenuta. Beppe, il cui nome è un omaggio al fattore della tenuta, è il rosato ottenuto da uve di sangiovese e da altre uve rosse della tradizione toscana. È di colore rosa peonia, ha profumo fresco con note di ananas e pesca. Fresco anche al palato, sapido in bocca con buona persistenza.

Val delle Rose. Nell’universo vitivinicolo della famiglia Cecchi, ogni proprietà è gestita in modo autonomo con approcci sensibili alle diverse condizioni climatiche, ambientali e storiche. Fondato nel 1893 da Luigi, oggi il gruppo di aziende è condotto dalla terza generazione, rappresentata dai fratelli Andrea e Cesare, che pure concentrati sulla regione in cui tutto è nato, la Toscana, non lesinano attenzioni vero altre realtà produttive, come l’Umbria. Val delle Rose si sviluppa con 100 ettari di vigne in Maremma. Dalle uve di sangiovese che qui maturano nasce Litorale, un rosato che si caratterizza per la sua naturale freschezza e tipicità varietale. Adatto come aperitivo o in abbinamento con primi di pasta, preparazioni vegetariane o piatti di pesce dai sapori intensi, è un vino che accompagna in maniera perfetta le occasioni conviviali estive.

Le Delizie di Leonardo - I rosati di toscana 2019

Le Delizie di Leonardo – I rosati di toscana 2019

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