Ricordi di viaggi…quando ancora si poteva viaggiare

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Shakshuka e te’ nel deserto

Fu un viaggio davvero avventuroso quello nello Yemen. Fine anni Ottanta e tanta voglia di scoprire, conoscere il mondo, ed un entusiasmo verso la vita che ancora oggi, a ben pensarci, mi fa vivere di rendita. Nessun turista è presente a Sana’a, la Capitale: palazzi che sembravano fatti di trina, minareti svettanti ed un’aria speziata. Strade a strapiombo per le montagne davano un senso di vertigine e libertà insieme. La sosta durante i lunghi viaggi era in villaggi dove ciurme di bambini rincorrevano la macchina: avevano le guanciotte sempre piene solo da un lato, come masticassero chewin gum in quantità importanti, ma poi scoprii che era qat.

Il qat è una pianta le cui foglie sono ricche di sostanze eccitanti; attraverso la loro masticazione scaturiscono effetti di euforia, inibiscono stanchezza e fame, sprigionando un potere analgesico. Di conseguenza, come ogni sostanza, creano totale dipendenza. Il qat, nello Yemen, ha sostituito ogni tipo di coltura, in quel terreno che i Romani chiamarono Arabia Felix per fertilità e scambi commerciali, ma che mai riuscirono a colonizzare. La Popolazione yemenita apparve ai miei occhi incredibilmente contraddittoria; con un rigore religioso esasperato e fanatico che dopo il tramonto, di colpo, lasciava il posto a qualsiasi altra cosa. Quel bagagliaio della jeep, al calar del sole, si apriva con un arsenale di kalesnikoff ed un quantitativo di whiskey che neanche nei saloon di un film western si sarebbe immaginato. Il whisky era nascosto in bottiglie di plastica da 1 litro e mezzo (quelle dell’acqua minerale) e rivestite di fogli di giornale per non farne vedere il contenuto. L’autista, quando la sera staccava dal lavoro, si attaccava alla bottiglia masticando qat, così da non sentire più la fame.

Piatto tipico yemenita shakshuka

Piatto tipico yemenita shakshuka

Ma un pomeriggio il suo fisico e la sua testa non ne poterono più, le cascaggini in quei percorsi a zig-zag si fecero sentire, e la sosta fu inevitabile per riprendere un minimo di forze. Ci fermammo in un villaggio di campagna in mezzo a distese di qat (coltivazione primaria o quasi unica del Paese) e dopo aver attraversato un fosso con un rigagnolo di acqua all’interno, arrivammo dentro ad un garage. Seduti a terra, poggiando le chiappe sopra un cemento pieno di morchia, arrivò una donna avvolta dal burqa con una grande padella nera e fumante. Mentre stava per poggiarla a terra, scorsi delle uova su una salsa rossa. Era il shakshuka, un piatto tipico mediorientale. Lo shakshuka è gustosissimo e soprattutto facilissimo: una base di cipolle che vengono stufate con olio vegetale (noi usiamo l’olio EVO, sempre!), con aggiunta successiva di peperoni rossi puliti e fatti a cubetti, pomodori freschi, anch’essi a cubetti (loro non li spellano, ma se si vuole maggiore ‘pulizia’ del piatto è meglio farlo). Il tutto, fatto cuocere per almeno una mezz’ora, sarà la base dove far cuocere le uova, poggiandole delicatamente senza romperne il tuorlo. Con quel piatto dimenticai per un attimo il panorama intorno: gomme di camioncini appese ai muri, strumenti da lavoro per sbullonare vetture, grasso e sporco in ogni angolo e tanta, tantissima polvere. Ma il piatto che prevedeva due uova ciascuno ed accompagnato con pane azimo (il saluf, una focaccia che sostituisce le nostre posate) fu sufficiente e soddisfacente; il gusto della verdura e del pomodoro poco acido erano ben esaltate dalle spezie non invasive e delicatamente dosate. Le uova con tuorlo molto chiaro erano comunque saporite e fresche, cotte senza lasciare la chiara al caso, ben mescolata insieme alla salsa su cui spiccano i tuorli, intonsi e lucidi. Questo è un piatto da provare anche a casa: mangiato con il pane direttamente in padella può essere un’esperienza divertente e momento di condivisione. Se non amate il cumino non sostituitelo, sono buonissime anche così. L’abbinamento? Nello Yemen non esiste vino, al massimo si beve il tè per accompagnare le pietanze, quindi potete dare sfogo alla vostra fantasia. Per mio gusto andrei sui Colli Piacentini, Azienda Torre Fornello con il suo “Donna Luigia”, una Malvasia di Candia al 100% che potrebbe sostenere l’aromaticità del piatto e donare una buona freschezza in bocca.

Donna Luigia

Donna Luigia

‘L’aspetto delle cose varia secondo le emozioni; e così noi vediamo magia e bellezza in loro, ma, in relatà, magia e bellezza sono in noi.’
Kahalgil Gibran

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