Wine & Siena 2020 il vino assaggiato e la scoperta di nuove aziende

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PALINDROMO A SANTA MARIA ALLE SCALE
WINE&SIENA 02-2020

Un Lunedì freddo e strade semi deserte invitano ad un passo sbrigativo e deciso per le vie del centro di Siena. Un red carpet e bodyguard in giacca e cravatta  aprono  le porte a Santa Maria della Scala – Palazzo Squarcialupi – proprio di fronte al Duomo. Quarto ed ultimo giorno del Wine & Siena, nella sua quinta edizione, trova alloggio in sale grandiose ed affrescate, lunghi corridoi e finestroni che sfoggiano la facciata della Cattedrale, risplendente i pochi raggi di sole che la giornata offre. Ex ricovero di pellegrini in epoca Medievale, Santa Maria della Scala oggi è sede museale eclettica; quattro giorni che hanno visto  produttori presentare le loro opere, portando se stessi ed il loro lavoro enologico. Un giorno palindromo, talvolta con accenti metafisici, sensazioni illogiche, i quali, forse, caratterizzano il grande potere emozionale dell’arte, trasportandoci in un’altra dimensione, in qualsiasi modo la si voglia interpretare.

Il ‘da dove parto?’ È sempre il mio imbarazzo; non ho un elenco e vado a spanne, ma la curiosità, si sa, è mossa ancor di più dal non sapere. L’ambiente richiede un fare rispettoso, una sorta di raccoglimento dovuto, fosse solo per immagini sacre che l’occhio scorge qua e là.

Le nuove sale di Wine e Siena 2020

Le nuove sale di Wine e Siena 2020

E’ MONTEROSOLA la prima azienda. Pochi  passi da Volterra, proprietà norvegese che unisce ‘bio’ ed ‘eco’ in tutta la tenuta: dalle mura, alla cantina, alla vigna. Nuovi e giovani volti come Dario, il cantiniere, che mi spiega e mi porta agli assaggi. Un Vermentino  – Cassero 2018 –  dalle sensazioni gusto-olfattive riconducibili a quelle del vitigno maremmano della costa, ricche di peculiarità agrumate e iodate. Interessante Primo Passo, un bland di viogner, grechetto e Manzoni bianco che incuriosisce davvero (un Manzoni a Volterra? Sì, mi piace), piacevolezza floreale e di erbe aromatiche anche in bocca, la cui persistenza rivela una  forte potenza. Mastio 2018 un sangiovese in purezza con un’alcolicità un po’ ardita, mentre il Crescendo, nato da quei 1,75 ettari, leva ruvidezza al sangiovese grazie ai suoi 18 mesi in barrique di rovere francese.

Monte Rosola

Monte Rosola

Alberto è un veneto DOC, responsabile vendite della PERLAGE,  ed il suo  biologico di un’azienda al 50% no profit, muove curiosità per quell’impegno nel sociale. Producono Canah DOCG Valdobbiadene, un prosecco  dal frutto pieno ma ben scolpito da quel terreno calcareo  che fa largo ad una bella sapidità; poi  Genesis DOCG Asolo più pieno ed  avvolgente di frutto e meno tagliente al palato, particolarità che offrono i terreni argillosi. Mi vedo in riva al mare con un bicchiere che risplende un tramonto di schiuma e bollicine in una Riviera adriatica fuori stagione.

Perlage

Perlage

Dall’Inter alla Sardegna La famiglia MORATTI fa della tenuta di Cigognola una residenza per il pinot nero. Grazie al pas dosé e al millesimato, assistiamo ad un balzo meritatissimo per l’Oltrepò Pavese, denominazione chiacchierata e discussa da lungo tempo. Un pas dosé e millesimato da  cuvèe dell’Angelo, con sosta per 6 anni sui lieviti, offrono eleganza ed avvolgenza; da immaginarsi in una serata a lume di candela ed un tete à tete intrigante tra chiacchiere e confessioni.

Moratti

Moratti

GILFENSTENN in 3 ettari di terreno produce eleganza dolomitica. Poco sopra Merano le vigne a 700 m slm si adagiano accanto a prati di sambuco, che regalano profumi  al Sauvignon 2018 davvero particolari; barrique per 6 mesi, 5.000 bottiglie prodotte. Gewurztraminer,  nella denominazione del lago di Caldaro, acquieta il mio scetticismo per il vitigno, a mio gusto troppo aromatico, presentando una bella spalla acida al palato ed una gradevolezza di profumi varietali non stancanti. Vini da ‘dopo sci’ con un piatto di canederli fumanti e vista  mozzafiato su montagne innevate. Panorama lussuoso ed imponente, un momento di pura e semplice classe.

Gilfenstenn

Gilfenstenn

DONNALIA di Biella nell’alto Piemonte, 6 ettari in provincia di Novara: siamo nel Lessona DOC. una Freisa ed un nebbiolo spumantizzati   per il Madama e lasciati 18 mesi sui lieviti: il metodo classico disinvolto e scaccia pensieri, regala grande fruttuosità e piacevolezza. Il nebbiolo rosato 2018  Canavese rosato DOCG ed è La Mezza che rinfresca e non pone limiti ad uno dei vitigni più famosi al mondo. Finisco con il San Siond e provo emozione da quel nebbiolo di una vecchia vigna (San Giacomo), che dopo acciaio, tonneaux nuove e barrique di terzo passaggio, sfuma in bocca con terziari delicati e persistenti. Pic-nic in riva ad un lago con salici piangenti a fare ombra, svariate frittate su una tovaglia bianca e morsi di sandwich di pane al latte farciti.

 

Donnalia

Donnalia

MONTALBERA con Luca Maria fa strage di cuori un po’ per il suoi occhi un po’ per i suoi vini. 700.000 bottiglie all’anno per 160  ettari sparsi tra  le zone di Asti e Cuneo, partendo da Lanfora grignolino d’Asti con cui ho fatto subito amicizia. Un Ruché con Laccento sprigiona rosa e frutti rossi, avvolgente al palato e non invasivo per i tannini ben calibrati.  Finisco con Nuda, una barbera non banale che è stata in barriques di rovere francese 15 mesi, e che ha affinato la sua classe in bottiglia, lasciata in orizzontale per il tempo necessario a renderla così intensa, persistente e dal tannino vivo ma non ‘vegeto’. Fantastico e la sorseggio  a Madrid al museo del Prado guardando la Maya desnuda di Franisco Goya.

Montalbera

Montalbera

TENUTA SANONER a Bagno Vignoni in  Val d’Orcia è biologica e biodinamica. presenta Aetos in tutti i colori e vinificazioni dal metodo classico ai rossi di un’Orcia DOC ancora giovane. Piacevolezza per le bollicine di un sangiovese metodo charmat, bello sferzante in bocca e facile da bersi. Nella breve verticale di Aetos dal 2014 al 2017 (sangiovese in purezza), trovo un po’ di alcolicità spinta dalla 2014 alla 2016, mentre la 2017 risulta più cesellata di esperienza e, pertanto, più fresca ed equilibrata. È assolutamente terapeutico per corpo e mente immergersi in quella vasca fumante di acqua calda  nel centro di Bagno Vignoni; vista di colline spennellate di bianco ed in mano il rosato charmat.

Tenuta Sanoner

Tenuta Sanoner

IMPERIALE con Matteo Frollani, 26 anni, entusiasmo e  voglia di fare, tanto da portarlo anche a produrre il miele in barrique e grani antichi.  Per l’occasione, porta solo i suoi vini Scapestrato e Imperfetto entrambi 2017. Lui si definisce così come il nome dei suoi vini, esce dalla DOC Bolgheri e fa IGT Toscano, sebbene le sue vigne guardino dritte in faccia la tenuta San Guido. Scapestrato è un bland di merlot, cabernet franc, cabernet sauvignon e petit verdot. Vede acciaio, cemento e barriques, prima di debuttare. E’ tutto meno che scapestrato, risultando piacevole e di facile beva. Imperfetto 2017 è un cabernet sauvignon in purezza e alle spalle 50 giorni di macerazione. In  bocca risalta la snellezza, nonostante si tratti di un frutto spiccato ed importante, così da conquistare un equilibrio sfuggente, ma certamente non imperfetto. Assaggiandolo mi immagino ad un concerto rock, versi scatenati di fronte ad un palco, sorseggiando con un bicchiere in mano, per quanto sia possibile, una buona dose di energia in completo divenire.

Imperiale

Imperiale

Mi blocca la vista una grande glassette con ghiaccio, mele rosa e bottiglie con all’interno un liquido rosso bitter. E’ il REDMOON SPARKLING, siamo a Bolzano. Succo di una nuova qualità di mele rosa, saporite e ricche di antociani, al cui succo viene addizionata la CO2; il risultato è  una bevanda frizzante e fresca, totalmente bio ed analcolica. Ne berrei a litri ma mi contengo; dissetante, piacevole, gustosamente dolce senza stuccare la bocca. Convertirsi al no-alcol con piacevolezza prima di montare in macchina è assolutamente salutare e conveniente.

Redmoon

Redmoon

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