I vini di persistenza di Salvatore Martusciello arrivano a Firenze

Salvatore Martusciello, il custode dei vini identitari della Campania

C'è una Campania che non rincorre le mode, ma continua a raccontarsi attraverso i suoi vitigni storici. È la Campania di Salvatore Martusciello, un progetto nato dalla volontà di custodire e valorizzare alcune delle denominazioni più rappresentative della regione, trasformando ogni bottiglia in un racconto di territorio, memoria e cultura.

Dai suoli vulcanici dei Campi Flegrei fino alle alberate dell'Agro Aversano e ai terrazzamenti della Penisola Sorrentina, il percorso di Martusciello attraversa alcuni dei paesaggi più affascinanti del vino italiano. Un lavoro che affonda le proprie radici nella rinascita dell'enologia campana degli anni Novanta, quando la famiglia Martusciello contribuì in maniera determinante alla valorizzazione di denominazioni come i Campi Flegrei, l'Asprinio d'Aversa e la Penisola Sorrentina.

Nei Campi Flegrei, terra che gli antichi Romani consideravano la porta degli Inferi, prendono vita due autentici simboli della viticoltura mediterranea: la Falanghina e il Piedirosso.

La prima offre vini di straordinaria freschezza e una marcata impronta minerale, figlia dei terreni vulcanici e della vicinanza del mare. Il secondo, conosciuto già in epoca romana e ricordato da Plinio il Vecchio, deve il suo nome al raspo rossastro che ricorda la zampa del colombo ed è uno dei più antichi vitigni autoctoni della Campania.

Entrambi rappresentano oggi l'espressione più autentica di un territorio dove molte vigne sono ancora allevate a piede franco, un patrimonio enologico sopravvissuto alla fillossera.

Il viaggio continua nell'Agro Aversano con il Trentapioli Asprinio d'Aversa, probabilmente il vino che più di ogni altro racconta il rapporto tra uomo e paesaggio. Il suo nome richiama la lunga scala di circa trenta pioli utilizzata dai vendemmiatori per raggiungere i grappoli coltivati sulle spettacolari alberate aversane, un sistema di allevamento che porta le viti fino a quindici o venti metri d'altezza e che rappresenta una delle forme di viticoltura più singolari al mondo. Ottenuto da Asprinio d'Aversa e spumantizzato con Metodo Martinotti, il Trentapioli conserva l'acidità vibrante e la tensione minerale tipiche del vitigno, dimostrando come una tradizione secolare possa dialogare con uno stile contemporaneo.


Dall'Agro Aversano lo sguardo si sposta verso la Penisola Sorrentina, dove nasce il progetto Ottouve, ispirato a un'antica pratica contadina. Per secoli, infatti, i vigneti ospitavano numerose varietà autoctone coltivate insieme, una scelta che garantiva equilibrio, biodiversità e continuità produttiva. Da questa tradizione prende forma un vino che riunisce diverse uve storiche in un'unica espressione identitaria.

Le sue interpretazioni più rappresentative sono Ottouve Gragnano e Ottouve Lettere, due vini che raccontano due anime dello stesso territorio. Il Gragnano è da sempre il vino della convivialità napoletana, protagonista delle tavole popolari e perfetto compagno della cucina partenopea. La sua fama attraversa i secoli, tanto da essere celebrato già nel XVII secolo dal celebre motto latino "Vivere vis sanus, Gragnano pocula bibe" e consacrato nel teatro di Eduardo Scarpetta con la celebre battuta di Miseria e Nobiltà: "Se non è Gragnano, desisti."

Il Lettere, invece, nasce sulle pendici dei Monti Lattari, dove la viticoltura ha sempre richiesto fatica e ingegno. È il vino delle vigne terrazzate, dei mercanti che attraversavano i sentieri della costiera e delle famiglie che hanno custodito nei secoli una tradizione rimasta pressoché immutata.

La filosofia di Salvatore Martusciello trova proprio in questa pluralità la sua forza: non costruire vini che assomiglino a quelli del resto del mondo, ma vini capaci di raccontare luoghi irripetibili. Dalla Falanghina al Piedirosso, dal Trentapioli Asprinio d'Aversa fino agli Ottouve Gragnano e Lettere, ogni etichetta diventa così un tassello di un unico mosaico culturale.

In un mercato sempre più orientato all'omologazione, la scelta di preservare vitigni autoctoni, tecniche agricole storiche e denominazioni identitarie assume un valore che va oltre l'enologia. È un gesto di tutela della memoria collettiva, perché in Campania il vino non rappresenta soltanto un prodotto agricolo: è storia, paesaggio e patrimonio culturale liquido. 
I vini di Salvatore Martusciello saranno in degustazione il 21 luglio all'evento God Save The Wine al W Florence Hotel.

Se vuoi abbinarli a una ottima pizza, li troverai alla  Pizzeria Centrale a Pontassieve di Andrea Bongi e per un aperitivo con Il "Trentapioli  Asprinio di Aversa" all'enoteca di Alessandro Soltani al Mercato Centrale di Firenze

Nella foto Salvatore Martusciello alla Pizzeria Centrale di Pontassieve Firenze.








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