Fornace Artenova e Cantina Arrighi 11 anni di vino in anfora


ANFORA E VINO: LA TERRA RACCONTA

UN VIAGGIO NEL TEMPO E NEL FUTURO


C’e un sole splendido sulle colline di Firenze, arrivo ad Impruneta ma mi sembra di aver sbagliato strada e luogo, invece sono nel posto giusto,  alla Fornace Artenova .

Entro titubante nella sala, davanti a me un tavolo magnifico apparecchiato per una degustazione tra oggetti di terracotta di ogni tipo e grandezza.


Antonio Arrighi è pronto a presentare il suo connubio tra vino e mare ed anfore.

Si celebrano gli 11 anni di collaborazione fra Artenova e Cantine Arrighi, ai cui vini vengono aggiunti anche degli esempi internazionali, ma lo scopriremo insieme pian piano.

Dall’introduzione di Antonio, si percepisce l’amore per la sua l’Elba, per il mare, per la tradizione e l’innovazione allo stesso tempo e riesce a trasferirmi subito un rimpianto d’estate, durante la quale poter fruire dei piaceri di quell’isola, ricca da sempre di storia, di terreni fertili e vocati per il vino.

Il concetto di simbiosi con la terra, con il mare, risalire alla preistoria vinificando e conservando il suo vino in anfora, ecco il Nesus, ovviamente ansonica in purezza, le cui uve vengono immerse per 5 giorni fino a 10 metri di profondità nel mare. Il sale marino per osmosi penetra all’interno dell’acino regalando in seguito caratteristiche particolarmente affascinanti, sia al naso sia al sorso, con il suo colore dorato quasi ambrato, i suoi sentori di erbe selvatiche, alghe e resina, la sua bocca avvolgente e sapida.



La degustazione prosegue con il Valerius 2020, sempre ansonica 100%, il cui nome viene dalla cantina Valeri di antichi romani, datata 100 a.c. Esprime al naso fiori tendenti al dolce e mandarino, conquista il suo brillante colore giallo paglierino.

Il Vip 2020, viognier in doppia versione, una affinato in anfora, l’altra in barrique francesi usate, piacevole scoprire le differenze e come l’anfora abbia lasciato intatte le caratteristiche del vitigno.

Lasciamo per qualche calice l’Elba e ci avventuriamo curiosi in altri esempi di uso di anfore su altri vini, guidati da Francesco Bartoletti, enologo del gruppo Matura.

Alberata 2019, un’asprinio di Aversa Tenuta Fontana , coltivato franco di piede dal 1850, le cui caratteristiche di freschezza ed acidità sono  rispettate ed anzi leggermente amplificate dall’utilizzo della terracotta.


Cuvee Jarre Malbec, Chateau de Piote, apre gli esempi di anfora e vini rossi, il cui attacco al naso è floreale e speziato, con sbuffi di clorofilla, tannino presente e ben fatto.

Amphora 2020, Alentejo Herdade de Rocim, schietto e tagliente, in bocca entra ruvido e prepotente.

Un ritorno in finale ad un rosso di Antonio Arrighi, il Treesse 2018, sangiovese, syrah e sagrantino, mantenuto vero dall’uso dell’anfora, con la sua frutta rossa matura, il pepe e una speziatura pungente.

Gabriele, della gastronomia Elba Magna di Capoliveri, propone piatti con ingredienti puramente del territorio ed un concerto perfetto di sapori e gusto crea la sinfonia finale di questa esperienza.

Esco arricchita, porto a casa realtà artigianali toscane che come sempre mi lasciano stupita ed orgogliosa, penso all’estate che prima o poi tornerà e mi porterà all’isola d’Elba e da Antonio Arrighi!


Testo e Foto di Stefania Fava Meozzi








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