Il punto “G” a Firenze ai tempi del corona virus

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Il puto G si è spostato dietro l’angolo
Alla domanda “cosa ti ha cambiato questa quarantena?” la risposta è “niente!”

Riepilogando brevemente. Dopo la partenza in quarta ai fornelli con procacciamenti di prodotti coltivati su Marte per ostentare le abilità culinarie ed i virtuosismi delle panificazioni, la discesa allo stato avanzato di abbandono dei mestoli dopo due mesi è arrivata d’un botto. Colpa del ‘piccolo chimico’ e del ‘dolce forno’, coi quali ci siamo imbattuti noi dei Sessanta, facendoci toccare con mano fin da subito la dolente nota del fallimento. Non c’erano versi, le istruzioni, anche se seguite attentamente, non producevano mai quel qualcosina che potesse somigliare minimamente alla foto delle copertine. Ma ancora mi sollazza l’idea di essere presa per i fondelli dalle foto di copertina di giallo zafferano e seguito a sfidarmi in quella precisione da orologiaio svizzero che mai mi è appartenuta e mai mi apparterrà.

Nachos e salsa DIP

Nachos e salsa DIP

Si sgretolano ancora quei sufflè? La torta ti viene sbrindellata e non perfettamente uniforme? Il pane un po’ bitorzoluto? I bignè escono come mini frittatine? Va be’, mica siamo a Master Chef; del resto quelle nove ore a disintegrare la cucina sono passate, e la giornata è andata. La fase due forse è l’invito ad abbandonare l’idea di ristoranti fai da te e ad iniziare a ripristinare una vita fuori dalla casa-rifugio. Il fatto è che probabilmente anche gli organi interni si sono spostati in qualche modo: chissà che non siano diventati ergonomici, adeguandosi alla forma di divano-tavola. La percezione del fegato, ad esempio, sembra essersi spostata a sinistra; lo stomaco ha invaso spazi inesplorati ed il cervello si è annegato nella corteccia cerebrale con tutti i liquidi trovati alla bisogna: caffè, vino, birra, quel che ha trovato insomma. Si dubita delle parti riproduttive, poiché difficilmente stimolate; e penso che anche loro abbiano raggiunto un luogo più sicuro dove nascondersi, onde evitare ringalluzzimenti non idonei al momento. Il fisico inizia a gridare vendetta ed il messaggio di tornare ad una mise en forme appare forte e chiaro, tanto da creare una preoccupazione che manco il COVID era riuscito a fare in questi mesi. Quindi, dopo aver infilato le scarpe dimenticate da tempo, indossato i jeans (azzz! E chi c’entra più in questi?), si va. Il panorama da the day after già ti sposta il sistema nervoso, di nuovo lo sconforto si impossessa di te: distanze, mascherina, guarda le buche per strada ma la mascherina ti va sugli occhi, occhiali da sole no che ti si appanna tutto, mani libere attenta a cosa tocchi, non spostare l’attenzione quando incontri a due km di distanza lo spavaldo palestrato, vedi che lì c’è il cane che ti vuole annusare, scansa il vecchietto che si vuole strusciare. Mezz’ora e sei a rimpiangere Iginio Massari che ti ha guardato male per la tua pasta choux; pensi di non aver pulito i vetri a dovere, che hai da stirare le quindici camicie nell’armadio per il tuo “tanto c’è tempo”, che i quattordici libri a metà non li finirai manco nella prossima vita e che la serie di Nero Wolf in bianco e nero, interrotta ogni dieci minuti per i lunghi tempi televisivi dell’epoca, non vedrà mai la scoperta del colpevole.

La Guerrina avviso per covid-19

La Guerrina avviso per covid-19

Facendo il giro dello stadio per ritrovare il senso a passi dimenticati, trovo un bandone aperto. Anni di luogo di ritrovo, di storiche memorie anche quando non abitavo qui; rimasto identico negli arredi e nella tipologia di prodotti: la Guerrina ha quel fascino anglosassone che è riuscita a mantenere nei decenni. Birreria storica che ospita un pubblico di tutte le età: arredi da pub inglese, grande scelta di birre, whiskey e svariate tipologie di panini, di fritti e di mitici nachos.

La Guerrina ora Green Store Pub

La Guerrina ora Green Store Pub

Mi fermo e mi commuovo davanti al proprietario che mi propone il menu, naturalmente take away o a domicilio. Prendo una Birra alla spina ma imbottigliata, al momento, con tappo a corona, patatine in mano e via. -“puoi andare a bere dove vuoi, anche su una panchina qui di fronte”. Una rossa direi che ci sta bene stasera. Punto G ti ho ritrovato: la goduria della birra su una panchina e l’emozione nel vedere chi ha voglia di ricominciare mi hanno fatto riempire di gioia dopo tanto. Appuntamento come sempre: una birra al tramonto dietro casa in compagnia può essere un buon inizio. E poi, come si dice, chi si accontenta Gode.

La birra da asporto

La birra da asporto

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