Alla scoperta del “Castello di Barbialla”…storia e vini

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Barbialla deriva da  BARBARIANULA, in quanto una parte dei Goti di Teodorico, quando furono sconfitti dai Bizantini, non lasciarono la Toscana, anzi vi si stabilirono specialmente nella parte nordoccidentale con epicentro a Lucca, in quella zona che fu detta la BARBARITANA o terra dei barbari.


Se Così fosse, Barbialla avrebbe origine intorno al 550 d.C.
Tra Montaione e S. Miniato, su una collina coperta da una vegetazione lussureggiante, si erge il Castello di Barbialla con la sua massiccia torre quadrata a ricordo dell’antico libero Comune medievale e ancor più di quando era sede della Podesteria con Montaione che comprendeva i Comuni di S. Stefano, Castelnuovo, Barbialla, Castelfalfi, Tonda e Sughera, Vignale e Cedri, Canneto, San Quintino, Montaione, Coiano, Cigoli, Collegalli, Montebicchieri e Stibbio. Ai suoi piedi è la piana dove scorre l’Evola che cambia comune (S. Miniato), provincia (Pisa) e anche nome (Egola). Una piana che un tempo fu teatro di quattro violente battaglie e che oggi ospita le coltivazioni del tabacco e del granturco, oppure verdeggia con i suoi ventimila pioppi allineati come soldati in parata su un tappeto ora candido di camomilla, ora scarlatto di papaveri, ora ocra di terra lavorata, ora verde di erba medica. Qui si trova un tesoro che non si vede perché sta sotto terra e soltanto certi cani con l’odorato fino possono scovarlo: è il pregiato, costoso tartufo bianco. ( Tratto dal libro di Rino Salvestrini “La storia di Barbialla “). 

Castello di Barbialla

Castello di Barbialla

Barbialla meritava un piccolo inciso, che non sfama certo la curiosità di millecinquecento anni di storia, ma questo luogo, ai più sconosciuto, mi ha evocato fantasie di scene di caccia, di feste sfarzose e sgorghi di sangue in battaglie corpo a corpo. La tenuta è attualmente di una proprietà straniera della quale non è trapelata nessuna indiscrezione, la quale vieta l’entrata nel maestoso castello ai visitatori, e rimango perciò intrisa di quell’affamata curiosità posposta a fantasie tra il mistero ed il fiabesco.

Il Castello di Barbialla ha in totale 700 ettari circa, tra boschi (Barbialla è un’importante riserva faunovivaistica ed ha una considerevole produzione di tartufo bianco), coltivazioni di mais, grano, soia e colza, oltre che contare innumerevoli fabbricati pertinenti alla tenuta. Tutto ciò, se visto dalle finestre del Castello, avrebbero dato una maggiore visione d’insieme dell’immensa e variegata distesa, ma ce ne siamo fatti una ragione, e così abbiamo guardato solo al proscenio.

La struttura che ci ospita non è da meno: un imponente fabbricato in mattoncini rossi con fregiate foglie di tabacco sulla facciata (prima azienda per produzione di tabacco in Toscana dal 1908), grandi finestroni sopra il porticato, attualmente sede logistica ed operativa, dove il tempo, così a vederla da fuori, sembra essersi fermato agli inizi del Novecento.

Barbialla l'ex fabbrica di tabacco

Barbialla l’ex fabbrica di tabacco

Antonio Cellini, direttore dell’azienda, è colui che la conduce da decenni: dottore in agronomia e profondo conoscitore di ogni centimetro di quel terreno, ci racconta di periodi sfarzosi con la precedente proprietà di Roul Gardini, ospite di feste grandiose negli “anni d’oro”, tragicamente scomparso dopo il fallimento della Ferruzzi nei primi anni Novanta. – Io lo sapevo che dietro quel castello c’erano dei gialli! – M’intriga la storia, mi lascio guidare dalle parole di Antonio e dai suoi passi che mi accompagnano verso la cantina.

La cantina di Barbialla

La cantina di Barbialla

Ebbene sì, 5,5 ettari di questo piccolo regno sono dedicati alle vigne: impianti di Chardonnay, Merlot, Sangiovese e Petit Verdot, dei quali Antonio segue la vita passo passo, sin dal tempo in cui erano barbatelle. La mano enologica è di Andrea Paoletti e la prima bottiglia del Castello di Barbialla esce nel 2009, a cui seguono debutti in vari ambienti internazionali, fino ad arrivare in Asia. L’approccio alla degustazione per un attimo ci perplime, così difficilmente inclini ad un assaggio di vini proiettati all’estero, ma, seduti a quel tavolo nella cantina piena di botti e barrique sprigionanti profumo vinoso e boiserie stuzzicanti, ci sentiamo in preda ad una sana curiosità, scacciando via ogni campanilistico pregiudizio. Massimo, il cantiniere, vive qui da quando era bambino stando tra botti e vino, e con il suo camice bianco ci accoglie già pronto con la bottiglia in mano. (Mi sento in un film, forse in un vecchio Hitchcock – sono Antonio e Massimo i proprietari? E se non lo fossero, quanta vita hanno trascorso in questo luogo e quanto impegno e passione gli hanno dedicato? La proprietà, del resto, non è mai presente, potrebbero anche lavorare senza tanti straordinari… Ma chi saranno questi ricchi proprietari…)

Si parte con il bianco, uno chardonnay 2016, frutto di un cru, fermentazione con lieviti indigeni ed un anno di barrique sia nuove che usate, a conferma che lo stile francese è l’ambizione della proprietà. Le morbide nuances, che dal miele spaziano alla vaniglia, sono mitigate da una mineralità marina, data dalle conchiglie ancora affioranti nel terreno.

 

Lo Chardonnay di Castello di Barbialla

Lo Chardonnay di Castello di Barbialla

Una piccola verticale di rossi (bland di sangiovese, merlot e petit verdot), dal Castello di Barbialla IGT 2011 al Castello di Barbialla IGT 2016 si diversifica per annate: da una parte, una 2011 più spinta di frutto maturo, restia ad accogliere luce nel suo calice, dall’altra, la 2014 emana freschezza e colori vivi, così come la 2013, che mantiene colore rubino vivace e profumo di salvia. Un gusto fresco e scalpitante di una ciliegia croccante passa poi a terziari speziati di tabacco e note mentolate. Il 2016 è un campione di botte dal colore profondo, naso ricco ed una bocca che ci porta per un attimo a Bolgheri.

Gli IGT di Castello di Barbialla

Gli IGT di Castello di Barbialla

Vini con abiti diversi in ogni assaggio tutt’altro che casual.
L’azienda non produce Chianti: solo IGT, ma ci saranno delle belle novità per il futuro del Castello di Barbialla, poiché la storia ed il vino non si fermano mai.

L'ingresso alla cantina di Castello di Barbialla

L’ingresso alla cantina di Castello di Barbialla

 

 

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