Le Carceri a Suvereto

SUVERETO NEL CUORE


Ma come sei di Roma, che c’entri con la Costa degli Etruschi?

Dal mio trasferimento a Firenze, nel lontano ormai 2006, questa zona mi è entrata nell’anima, i tramonti, il mare, i profumi, i vini, mi richiamano continuamente come un canto di sirene, ed io mi faccio incantare dalla natura di questi luoghi.

E poi c’è Suvereto, un piccolo borgo a pochi chilometri dal mare, ricco di storia, di tradizioni, di paesaggi incantevoli, che regalano anche la suggestiva vista della Corsica durante le giornate più limpide.

Un mio amico mi dice: ” hanno aperto una nuova enoteca a Suvereto, te che sei appassionata di vino, facci un salto, ne vale la pena, si chiama Le Carceri”( la leggenda narra infatti che qui ci fossero le antiche carceri del paese).

Mi incanta il luogo, mattoni e volte a vista, bottiglie ben ordinate che mi danno il benvenuto, l’atmosfera è piacevole e contagiosa. Si, contagiosa, perché mi sento dentro qualcosa di familiare, di casa, ma sarà solo una sensazione, dai…

Andrea Giovani, il titolare, mi viene incontro con fare amichevole e cortese, traspare dai suoi occhi gentilezza e passione.


Il menù e la carta dei vini sono sicuramente rappresentativi del territorio, ma sprazzi di particolarità raccontano l’utilizzo di prodotti di altissima qualità, mi lascio comunque guidare da lui nella scelta dei piatti.

Selezioni di prosciutti che comprende un prosciutto toscano della macelleria Belli Torrita di Siena, un prosciutto Bazzone dell’abbazia di San Galgano, un prosciutto di cinta senese dop ed infine l’ultimo, leggermente affumicato dell’azienda Osvaldo Cormons.

Anche la scelta dei formaggi proposta rappresenta egregiamente il territorio, offrendo prodotti dell’azienda Deiola di Suvereto e dell’azienda agricola Paterno di Monterotondo, presentati con un preciso percorso gustativo da seguire.


Chiudo con l’assaggio delle acciughe dell’Elba proposte su un letto di burrata.

La scelta dei vini è difficile perché tutto mi attrae, ma questa sera ho voglia di Ansonica, sarà l’aria?

Odyssea” azienda Macchione dei Lupi di Suvereto, il suo colore nel calice mi incanta, un giallo quasi ambrato, che invita alla beva.

L’ Ansonica è un vitigno autoctono, qui cresce su terreni sabbiosi e lavici, la caratteristica è la vendemmia manuale effettuata in quattro passaggi, fermentando e maturando in acciaio ed in tonneau di acacia, con una piccola parte di uve aggiunte in sovra maturazione. Il colore ammaliante ne è il risultato, insieme al fatto che non viene né chiarificato né filtrato.


La cena volge al termine con la leggerezza e la delicatezza subito avvertita al mio arrivo, le luci del borgo avvolgono la via principale, ancora qualcuno si attarda seduto sorseggiando quell’ultimo calice di compagnia, godendo della calda serata di fine giugno, che sembra non finire mai.

Invece Andrea arriva al tavolo, si siede ed apre, inconsapevolmente, uno dei miei vini preferiti, un Etna rosso dell’azienda Terra Costantino, il “De Aetna” una perfetta combinazione delle uve Nerello Mascalese al 90% e Nerello Cappuccio per la rimanente parte.


 La storia del nome di questo vino esprime l’animo siciliano per le sue tradizioni ed i suoi sentimenti:

 il “De Aetna” è un opuscolo datato 1550, che racconta l’ascensione sulla cima del vulcano da parte dello scrittore veneziano Pietro Bembo.

Il protagonista di tutto è “Idda”, l’Etna: è il vulcano che fa il vino, la sua anima, la sua forza prorompente ed indomabile, il suo terreno lavico, la sua poesia. Suggestivo anche è pensare che all’Etna i siciliani si riferiscono al femminile, anche come ‘a Muntagna, una madre che protegge ma sa anche farsi temere.


La stessa forza prorompente spinge Andrea al racconto della sua vita personale, di accadimenti legati all’apertura della sua enoteca, il voler cambiare vita dopo un episodio di salute che lo ha portato a voler rivedere la sua esistenza verso una maggiore consapevolezza del fare e del fare bene, per sè stesso, per la moglie Alina ed il figlio Filippo, che hanno avuto un ruolo fondamentale nel dar vita a questo suo nuovo sogno, con amore e riconoscenza reciproca.

Un’ esperienza struggente ci accomuna (ma a voi che leggete resterà solo la libertà di poterla immaginare) ed il gioco è fatto, la magia si è compiuta!

Andrea, una persona gentile, di quelle che fanno bene al cuore, a questo momento di ripresa, a chi ha voglia di sedersi nel suo locale non solo per bere e mangiare.

Così il mio Suvereto ha acquistato ancora qualcosa di particolare, per il visitatore occasionale e per me che invece ce l’ho da sempre nel cuore.

Testo e fotografie di Stefania Fava Meozzi

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